Forse non sai

Che bellezza!

Il Cenacolo, una storia svelata dalla chimica e dalla scienza

21 aprile 2022

Quante volte rimaniamo estasiati dalla bellezza di un’opera d’arte? Che sia un quadro, una scultura o un monumento, l’attrazione artistica ci catapulta immediatamente in una dimensione romantica. Eppure, tutto quello che vediamo e di cui ci stupiamo poggia, invece, su basi estremamente concrete e scientifiche.
Cartelle cliniche, analisi, visite… proprio come ciascuno di noi, il patrimonio artistico ha bisogno di attenzioni e cure.
È la storia dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, uno dei più grandi capolavori del Rinascimento, tanto artisticamente immensa quanto tecnicamente delicata.


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Il Cenacolo, una storia svelata dalla chimica e dalla scienza





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Ultima cena: anche i geni sbagliano

Siamo intorno alla fine del 1400, quando Leonardo, il più grande scienziato, inventore e sperimentatore, nonché artista del suo tempo, realizza il Cenacolo. Fu proprio la sciagurata scelta della tecnica pittorica a renderla tanto deperibile da indurre Giorgio Vasari, nel 1568, solo pochi anni dopo essere stata realizzata, ad esclamare, osservandola: “Non si scorge più se non una macchia abbagliata”.
Leonardo prese da subito la decisione che poi avrebbe influito tanto negativamente sullo stato di salute dell’Ultima Cena. L’artista stabilì, infatti, di non utilizzare la tradizionale – e, in questo caso, più corretta – tecnica dell’affresco, preferendo invece un metodo che gli permettesse di lavorare sull’intonaco asciutto, “strato su strato”, in modo da poter curare ogni dettaglio e modificare quanto già fatto. Dipinse su muro come avrebbe fatto su tavola, usando una tempera grassa e mescolando i pigmenti con il rosso d’uovo, una tecnica “a secco” che gli consentì di raggiungere la giusta intensità di toni desiderati e preziosi effetti luce.
Leonardo non seppe mai quanto questa scelta pittorica, unita a condizioni ambientali poco favorevoli quali umidità e inquinamento, avrebbe reso la sua opera così deperibile nel tempo: già all’inizio del Settecento numerosi interventi di restauro si resero necessari.

Verso il restauro del Cenacolo: l’importanza dei dettagli

Gli interventi del XVIII secolo avvennero, purtroppo, in mancanza di strumentazione e delle giuste conoscenze scientifiche e, di conseguenza, portarono a un errato utilizzo di consolidanti, fissativi, protettivi e solventi, determinando di fatto un conseguente peggioramento delle condizioni del dipinto.
Solo nel tempo si è compreso quanto sia essenziale, prima di compiere anche il più piccolo restauro, conoscere a fondo ciò che si ha di fronte. Il compito primario di un restauro spetta infatti all’analista, che analizza l’opera d’arte, distinguendo i differenti strati del dipinto, i medium originari dai materiali di restauro, come gli oli siccativi, la colla animale e la caseina, fino ad arrivare alle resine naturali, la gomma lacca, le resine sintetiche… è proprio nei dettagli nascosti che si cela la storia dell’opera d’arte, sotto la superficie, in quei piccoli e invisibili legami chimici.

Salvare il Cenacolo: le analisi chimiche e ambientali

Intorno alla metà del 1800 vennero effettuate le prime analisi chimiche sul dipinto e le prime analisi ambientali nel Refettorio, dapprima inesatte e poi via via più precise con il passare degli anni.
Inizialmente i chimici e i restauratori, non potendo fare affidamento su tecniche non distruttive (ad esempio la termografia, la radiografia, gli ultrasuoni o la fluorescenza X) e quindi su tutte quelle indagini diagnostiche, esami e rilievi che non richiedono il prelievo e la distruzione di campioni pittorici, furono costretti a effettuare molteplici campionamenti. I prelievi, dovendo essere rappresentativi del dipinto, vennero fatti in grande numero e senza la possibilità di individuare le aree più utili all’analisi. Questo finì inevitabilmente per danneggiare l’opera originaria, privandola di elementi unici e irripetibili.
La strumentazione inadeguata portò dapprima a risultati insoddisfacenti. Poi, le tecniche utilizzate in chimica analitica quali la gascromatografia, la spettrofotometria di massa e le misure spettrofluorimetriche, fornirono un corredo di preziose analisi e informazioni, grazie alle quali fu possibile comprendere la stratigrafia del Cenacolo ma, anche alla luce dei nuovi rilevamenti ambientali del sito, dall’umidità alla temperatura, come intervenire per il mantenimento attuale dell’opera.
Furono attuate dunque azioni di prevenzione quali: il controllo della qualità dell’aria interna al Refettorio con un sistema di filtraggio, l’accesso in sala a un numero limitato di visitatori per evitare un aumento eccessivo sia dell’umidità relativa (con effetti di condensazione del vapore acqueo) sia del particellato e il monitoraggio continuo dei parametri ambientali.

Sicuramente non potremo mai più vedere il Cenacolo di Leonardo nella sua originaria bellezza, ma conoscere la sua storia ci permette di comprendere quale meravigliosa complessità si nasconda anche dietro a un’opera d’arte: un altro meraviglioso regalo della scienza e alla chimica!

Per saperne di più vai sul sito del Cenacolo Vinciano