Non tutte le ciliegie sono uguali. Le più comuni sono quelle dolci, grandi e succose che troviamo facilmente dal fruttivendolo e che appartengono alla specie Prunus avium. Questa tipologia ha un contenuto di zuccheri non eccessivo e una bassa acidità. Un’altra è quella delle amarene (Prunus cerasus), più piccole e dal gusto decisamente più aspro. Proprio per questo raramente si mangiano così come sono. Vengono usate principalmente per marmellate, dolci o liquori.
Ti è mai capitato di vedere delle ciliegie con delle spaccature dopo un temporale? Non è un caso. Succede per un fenomeno chimico chiamato osmosi: l’acqua della pioggia entra all’interno del frutto e questo fa aumentare la pressione interna, finché la buccia non regge più e si rompe. Anche se la superficie è protetta da uno strato impermeabile, con la crescita delle ciliegie si formano minuscole crepe da cui l’acqua riesce a passare… e il danno è fatto!
Il nocciolo della ciliegia contiene una sostanza chiamata amigdalina, che può liberare una piccola quantità di cianuro se il nocciolo viene rotto. Sì, proprio un veleno… ma niente panico: la quantità è molto bassa e per avere un’intossicazione bisognerebbe masticare almeno 30 noccioli. Se invece li ingeriamo interi, passano semplicemente attraverso il tratto gastro intestinale senza essere digeriti.
Non è solo un modo di dire: c’è davvero una spiegazione scientifica. Le ciliegie hanno un equilibrio perfetto tra zuccheri (glucosio e fruttosio) e acidi (principalmente acido malico). All’inizio si sente il dolce, poi una leggera acidità che “pulisce” la bocca e stimola la salivazione smorzando la dolcezza. Il risultato? Un sapore che non stanca mai! Viene voglia di gustarne subito un’altra: è per questo che sono così irresistibili!
Le ciliegie contengono una sostanza che il nostro corpo usa per regolare il sonno: la melatonina. La quantità però varia molto: dipende dal tipo di ciliegia, da quanto il frutto è maturo e da come è stato coltivato.