Forse non sai

Chimica e società

La vitamina D, una molecola da… Nobel!

9 giugno 2022

Gli esperti non hanno dubbi: per vivere meglio e in salute è necessario trascorrere almeno due ore a settimana, tra camminate e sport, all’aria aperta. I benefici sono numerosi, ma è proprio l’esposizione alla luce solare che ci permette di sintetizzare la giusta quantità di vitamina D.
La storia di questa molecola da Nobel è strettamente correlata al rachitismo infantile, ma diversi sono i motivi che ne determinano una carenza. È quindi una preziosa alleata in caso di necessità, ma non bisogna abusarne!


8 min






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Chimica e società

La vitamina D, una molecola da… Nobel!

9 giugno 2022


Gli esperti non hanno dubbi: per vivere meglio e in salute è necessario trascorrere almeno due ore a settimana, tra camminate e sport, all’aria aperta. I benefici sono numerosi, ma è proprio l’esposizione alla luce solare che ci permette di sintetizzare la giusta quantità di vitamina D.
La storia di questa molecola da Nobel è strettamente correlata al rachitismo infantile, ma diversi sono i motivi che ne determinano una carenza. È quindi una preziosa alleata in caso di necessità, ma non bisogna abusarne!


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La vitamina D: la molecola del sole

Volendo essere poetici la potremmo chiamare la molecola del sole: la vitamina D è un pro-ormone prodotto a livello della cute in seguito all’esposizione solare. Comprende un gruppo di cinque molecole liposolubili, tra le quali spiccano soprattutto due forme, la vitamina D3, conosciuta anche come colecalciferolo, e la vitamina D2, ergocalciferolo.
Ma attenzione! La vitamina D si presenta nella forma inattiva: per svolgere la sua funzione biologica deve subire due reazioni (di idrossilazione) ed essere trasformata nella sua forma ormonale attiva (calcitriolo).
Il ruolo principale della vitamina D è soprattutto uno, cioè regolare l’assorbimento intestinale di calcio e fosforo, favorendo in questo modo la corretta formazione e mineralizzazione dell’osso.

Una molecola contro il rachitismo

Perché la storia della vitamina D è così strettamente legata a quella del rachitismo?
Il rachitismo è una patologia scheletrica che ha esordio nei bambini con problemi nella mineralizzazione della matrice ossea; i primi casi vennero osservati nel I-II secolo d.C., ma è solo a inizio ‘900 che risalgono le prime ipotesi di una possibile correlazione con una ridotta esposizione solare.
Siamo infatti intorno al 1918 quando un medico tedesco si accorge che i suoi piccoli pazienti affetti da rachitismo miglioravano solo se esposti a luce ultravioletta.
Negli anni seguenti molti furono gli studiosi che cercarono di rispondere a questo dilemma; fu Adolf Windaus, un chimico tedesco dell’Università di Gottinga, a isolare dalla pelle di organismi vertebrati la molecola protagonista di tanti studi, la vitamina D3, che ipotizzò venisse prodotta naturalmente dalla cute: una scoperta che gli valse il premio Nobel per la chimica nel 1928.
Trascorsero però ancora 50 anni prima che fosse confermata l’ipotesi di Windaus secondo la quale la vitamina D3 si forma nella pelle come conseguenza dell’irraggiamento solare!

Una preziosa alleata in caso di bisogno

La scoperta della vitamina D è stata fondamentale soprattutto per sopperire alla sua carenza in certi contesti geografici e sociali.
Questo non significa però, che possiamo farne un uso indiscriminato!
Ci sono infatti condizioni fisiologiche, patologie e terapie farmacologiche che sfavoriscono un’opportuna sintesi di vitamina D; dunque, come per tutte le vitamine e gli integratori, anche l’assunzione di vitamina D deve essere consigliata dal medico specialista che, in base alle carenze e necessità del paziente, valuterà la posologia di assunzione opportuna.
E occhio alle notizie sensazionali che trovate sul web! La vitamina D non è la panacea di tutti i mali. Ad esempio, non è stato dimostrato con evidenze scientifiche un ruolo della vitamina D nella protezione dall’infezione dalla Covid-19.

Non dimenticate la protezione solare!

Quindi una buona quantità di vitamina D sarebbe sufficiente per proteggerci dai raggi solari? Niente affatto!
Al mare, in montagna o in città, nella borsa o nello zaino non può mai mancare la crema solare!
Tanti sono i fattori che possono influenzare la produzione di vitamina D come l’ora del giorno o la stagione nella quale ci si espone ai raggi UVB, il colore e la quantità di pelle esposta alla luce solare, il tempo di esposizione… e la protezione solare. Ma questo non deve farci dimenticare l’importanza dell’utilizzo del filtro solare, non solo per proteggere la nostra pelle, chiara o scura che sia, ma soprattutto per foto-proteggerla.
Vuoi saperne di più? Leggi qui!