La chimica è...

Chimica inside

La chitarra elettrica

24 marzo 2022

Amici rockettari, it’s time for rock’n roll!
Chi è il vostro performer del cuore? Siete adepti di Jimi Hendrix? Vi viene la pelle d’oca se ascoltate un assolo di ‘slow hand’ Eric Clapton o di Mark Knopfler, mitico frontman dei Dire Straits? Chi è il vostro GOAT (Greatest of All Times)? Diteci la vostra nei commenti!
Noi, intanto, vi parliamo dell’oggetto che tutti hanno in comune, uno degli strumenti più potenti che siano mai stati creati: la chitarra elettrica, un suono che ha conquistato intere generazioni e ancora oggi non finisce di emozionare.


5 min






La chimica è...

La chitarra elettrica





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TEMI

ricerca e innovazione
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Le origini di un mito

La chitarra elettrica nasce negli anni ’20 con l’idea di amplificare il suono della “sorella” acustica, ma è negli anni Cinquanta che lo strumento subisce un cambiamento radicale, passando dalla forma incavata tradizionale a una più sottile. Negli anni 70, grazie all’incredibile successo dei chitarristi rock, si è poi evoluta in tanti modelli con piccole e peculiari differenze, che hanno dato vita ad un vero e proprio universo di possibilità. Non le scopriamo di certo tutte, ma vediamo quanto la chimica sia fondamentale in questo strumento: i materiali che lo compongono sono accuratamente scelti per le loro proprietà, senza le quali semplicemente non funzionerebbe.

Senti come suona!

Partiamo subito con le parti più importanti in una chitarra elettrica: i pickup. Si tratta di piccoli magneti cilindrici montati sotto ogni corda, che riescono a rilevare le vibrazioni e a convertirle in impulso elettrico, trasformato in suono dall’amplificatore. In base alla composizione dei pickup si ottiene un suono diverso: per un sound dolce e pulito si usa una lega di alluminio, nichel e cobalto, per una performance più graffiante si opta invece per magneti ceramici a base di ossido di ferro, stronzio o carbonato di bario.
Grazie a queste composizioni chimiche, è la fisica che ne produce il suono: quando le corde vengono pizzicate, si ha un’alterazione del campo magnetico: più sono forti i magneti utilizzati per il pickup, più questo sarà sensibile alle vibrazioni della corda. Chiaramente anche le corde devono contenere un metallo ferromagnetico, affinché la loro vibrazione abbia un effetto. La soluzione più gettonata tra i rocker è quella che vede la combinazione di ferro, carbonio e ossido di cromo, per mantenere alte le prestazioni senza che le parti si possano ossidare. In alternativa, si può optare per corde in acciaio inossidabile o rivestite con vari additivi polimerici.





Il “body” e “neck”

Il corpo della chitarra, in inglese “body”, è solitamente in mogano, pioppo o acero, legni leggeri e flessibili, ed è collegato al manico grazie ad una serie di bulloni, che vengono rinforzati con colla molto resistente. Sul manico, chiamato in gergo “neck”, sono presenti i 22 tasti della tastiera, che hanno caratteristiche e disposizioni diverse a seconda del suono che si vuole ottenere. Sono generalmente composti da una lega comunemente chiamata nichel-argento, ma non fatevi ingannare! Non contengono davvero l’argento, bensì una lega di rame, nichel e zinco.
Alcuni produttori preferiscono utilizzare l’acciaio inossidabile, che risulta più resistente e duraturo.
Possono essere alti e larghi, per un suono più graffiante e incisivo come quello degli anni ‘70, oppure medi e bassi per un suono più incalzante e di accompagnamento, come nella chitarra di Elvis!





Un tocco di classe

Un’altra caratteristica che rende una chitarra elettrica unica è la finitura del corpo. L’opzione preferita dai guitarist più conservatori è la vernice “alla nitro”, composta da un sottile strato di nitrocellulosa in solventi organici a cui viene aggiunta una resina ammorbidente e dei diluenti: il risultato è un film di lacca lucidissima.
In alternativa si possono scegliere le vernici cosiddette “reattive”, che dopo essere applicate, subiscono una reazione chimica che le trasforma in resine sintetiche di poliestere o poliuretano, rendendo lo strumento molto più resistente a graffi e usura rispetto alla nitrocellulosa.
La chitarra è un esempio della meccanica quantistica alla base della chimica: in funzione di dove si pizzica una corda si formano armoniche diverse che sono l’omologo dei numeri quantici. E se si pizzica in un punto che non consente un numero intero di armoniche si stona. Quello stato energetico è uno stato vietato!
Ora che sapete quanta importanza ha la scienza nella chitarra elettrica, diteci chi è IL vostro rocker! Cominciamo noi: ‘The Boss’ Bruce Springsteen. Siete d’accordo?
Si ringrazia il Professor Maurizio Masi, Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria chimica “Giulio Natta” del Politecnico di Milano.