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07 ottobre 2021

Niente grumi…grazie agli antiagglomeranti

Leggendo l’elenco degli ingredienti di alcuni prodotti alimentari, farmaci e integratori notiamo spesso la presenza di alcuni additivi, indicati da sigle con un numero E, identificati come “antiagglomeranti”. Ma qual è il loro ruolo?

Come suggerisce la parola stessa, gli antiagglomeranti sono sostanze che vengono addizionate allo scopo di ridurre la tendenza delle particelle di un prodotto alimentare ad aderire l’una all’altra, ovvero a impedire l’aggregazione dei prodotti essiccati, in polvere o in forma dispersa.

Molti prodotti alimentari che utilizziamo sono infatti igroscopici ovvero tendono ad assorbire l’umidità ambientale (come succede a volte al sale nella nostra cucina), altri contengono particelle lipidiche - ovvero grasse - che tendono a legarsi tra loro… il risultato in ogni caso è la formazione di grumi. Tra i più comuni ci sono sali e insaporitori, formaggi grattugiati, integratori in polvere o in pastiglie. Ed è qui che entrano in gioco gli antiagglomeranti, necessari per mantenere le caratteristiche di fruibilità di questi prodotti.

Ma cosa sono? Dal punto di vista chimico, le sostanze con azione antiagglomerante più diffuse sono sali inorganici (silicati, carbonati o fosfati), che agiscono assorbendo l’umidità in eccesso, rendendo idrorepellenti le superfici delle particelle o bloccando l’aggregazione dei lipidi.  

Vista la grande varietà dei prodotti alimentari, non esiste un antiagglomerante universale. Ogni  tipo di sostanza  “in polvere”   necessita di uno specifico additivo che sia in grado di contrastare i processi di aggregazione.

Queste sostanze - come tutti gli additivi alimentari - vengono utilizzate in base a precisi Regolamenti europei, basati su studi effettuati da EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare), che individua i livelli di uso ottimali per i quali non esiste alcun rischio per la salute.

L’uso degli antiagglomeranti non serve solo a mantenere lo stato dei prodotti in polvere che arrivano a noi consumatori, ma risulta fondamentale anche nelle fasi di lavorazione e trasformazione di altri prodotti. A titolo di esempio si pensi a tutte quelle lavorazioni che, partendo dal materiale in polvere, fabbricano il prodotto finale, utilizzando impastatrici o incapsulatrici ed ai problemi di ostruzione dei condotti che polveri agglomerate produrrebbero. Questo problema si porrebbe anche per tutti i distributori automatici di bevande a base di caffè, latte, zucchero e cacao. 

La presenza degli antiagglomeranti, che sia in prodotti alimentari, farmaci o integratori non deve quindi preoccuparci. Come sempre …basta saper leggere bene l’etichetta!

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