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24 febbraio 2020

Cosmetici, le chiavi per scegliere

“Niente nella vita va temuto, dev'essere solamente compreso. Ora è tempo di comprendere di più, così possiamo temere di meno”.
Ha quasi un secolo questa frase di Marie Curie, ma potrebbe essere stata scritta ai giorni nostri. Meno capiamo e più abbiamo timori, anche se a volte sono ingiustificati.
Ecco perchè nella rubrica #postdautore abbiamo chiesto a scrittori, divulgatori scientifici, giornalisti e accademici di aiutarci a fare luce sulle bufale e i falsi miti più comuni nella scienza. Per non avere paura, se non serve.  

A qualcuno sarà sicuramente capitata per le mani una di quelle app che permette di interpretare gli ingredienti utilizzati nei cosmetici assegnando dei bollini, verde, giallo e rosso, a seconda della pericolosità degli stessi. Le motivazioni alla base di questi strumenti sono sicuramente buone: dare ai consumatori un mezzo per sapere che cosa si stanno spalmando addosso. Ma, ecco, devo dirvelo, a me quel sistema non piace...a partire dal fatto che non ci si trovano mai le spiegazioni del perché si assegna un determinato bollino a un ingrediente.

Dalle discussioni sui forum in cui si usano questi sistemi come metro di giudizio si capisce che alcune molecole sono bollate con uno o addirittura due bollini rossi perché “nemiche dell’ambiente”. Altre sono bollate perché di sintesi e non naturali. Oppure ancora perché derivate dal petrolio o perché in qualche modo tossiche anche se non si capisce bene per chi e, soprattutto, a quali dosi. Ma non c’è modo a prima vista di capire il perché delle cose e questo, per me, è un limite enorme, perché, per esempio, che una molecola sia di sintesi invece che di origine naturale a me non importa, mentre magari posso ragionare sull’impatto ambientale che le mie abitudini possono avere. Ma con il sistema dei bollini non c’è modo di capire se il bollino rosso sia stato dato per il primo motivo o per il secondo.

C’è però un motivo più profondo che si lega a questo. Il bollino si ferma alla valutazione del “pericolo”, in cui si vedono i pericoli che potremmo definire “assoluti” legati a una determinata sostanza, mentre a noi, nella vita di tutti i giorni, interessano i “rischi”. Sembra un gioco di parole, ma non lo è.

Per fare un esempio, un leone è sicuramente pericoloso e se ce lo troviamo davanti nella savana senza nessun tipo di protezione corriamo un rischio altissimo. Se, però, ci sono delle belle sbarre a dividerci, il leone rimane molto pericoloso, ma il nostro rischio è molto basso.

La differenza fra pericolo e rischio sta tutta qui e vale per i leoni come per le sostanze che ci spalmiamo sul corpo o quelle che ingeriamo a pranzo e cena. Siamo soli in mezzo alla savana o abbiamo delle sbarre che ci proteggono? Quanto sono spesse?

L’Unione Europea valuta molto seriamente la sicurezza degli ingredienti utilizzati per i cosmetici e fa sì, per esempio, che ogni ingrediente pericoloso sia ingabbiato dietro a sbarre molto fitte rappresentate dai limiti massimi e dalle modalità di utilizzo. Per ogni ingrediente pericoloso possiamo trovare, sul sito della Commissione Europea, un dossier che ne analizza le caratteristiche e che permette ai legislatori prima e a noi consumatori dopo di prenderne visione e scegliere in maniera consapevole.

Le app che vanno tanto di moda, invece, si prendono la delega di scegliere ciò che è meglio per noi senza darci strumenti che ci permettano di cavarcela da soli e, soprattutto, si fermano alla valutazione dei pericoli, confondendoli con i rischi, senza metterli sulla bilancia assieme ai benefici.

Riuscire a farlo da soli è la vera sfida del consumatore consapevole. Chiedere più informazioni utili per riuscire a prendere decisioni pesate è la via per riuscire a vincerla.

Beatrice Mautino
divulgatrice, biotecnologa, autrice de La scienza nascosta dei cosmetici.

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