La chimica è...

“Quando abbiamo smesso di capire il mondo”

21 dicembre 2022

Le feste natalizie sono sempre più vicine e per molti saranno l’occasione per ricaricare le energie e dedicarsi a quegli hobby e a quelle passioni che solitamente non trovano spazio nella quotidianità. Quale miglior momento, quindi, per leggersi un buon libro?

 

Secondo voi, cos’hanno in comune Fritz Haber, Erwin Schrödinger, Werner Karl Heisenberg, Shinichi Mochizuki e Karl Schwarzschild? A modo loro, hanno tutti cercato di capire il mondo e sono protagonisti alla pari nel tanto chiacchierato e amato libro di Benjamín Labatut, “Quando abbiamo smesso di capire il mondo”, edito da Adelphi.


3 min






La chimica è...

“Quando abbiamo smesso di capire il mondo”

21 dicembre 2022


Le feste natalizie sono sempre più vicine e per molti saranno l’occasione per ricaricare le energie e dedicarsi a quegli hobby e a quelle passioni che solitamente non trovano spazio nella quotidianità. Quale miglior momento, quindi, per leggersi un buon libro?

 

Secondo voi, cos’hanno in comune Fritz Haber, Erwin Schrödinger, Werner Karl Heisenberg, Shinichi Mochizuki e Karl Schwarzschild? A modo loro, hanno tutti cercato di capire il mondo e sono protagonisti alla pari nel tanto chiacchierato e amato libro di Benjamín Labatut, “Quando abbiamo smesso di capire il mondo”, edito da Adelphi.


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Le storie capaci di aprire a nuove prospettive, anche nella scienza

Come afferma Labatut, la scienza non è mai il riflesso del mondo, ma delle nostre menti; e «solo una visione di insieme, come quella di un santo o di un pazzo, ci permette di decifrare la forma in cui è organizzato l’universo».

 

L’aspetto interessante di questo libro è che ogni storia, seppur inaspettatamente, è collegata alla precedente. Ogni capitolo raccoglie curiosità e racconti su scienziati e matematici, fino a narrare l’inaspettata “rivelazione” che li ha portati alle scoperte per cui sono diventati famosi.

 

Gli scienziati descritti da Labatut sono ebbri, immersi e in un certo qual modo annullati dalle proprie spirali di pensiero. In molti casi non comprendono fino in fondo come sono arrivati all’esito delle loro ricerche e non riescono a predirne le conseguenze future. Le storie di questi geni, attraverso le loro ossessioni e le malattie, elevano la grandezza delle loro menti, assoggettate, come quelle di tutti, alla precarietà dei corpi.

 

Tuttavia, il fascino di quest’opera sta nel dettaglio e la chiave nella magnificenza della storia raccontata. Labatut si serve della fiction e delle storie per svelare la complessità umana in un’opera che non è né saggio né fiction, ma un mix tra i generi. Questo proprio perché la scienza, così come la letteratura, ha lo scopo di raccontare storie partendo da uno sguardo nuovo.

La scoperta che diventa epifania

Labatut ha affermato di essere personalmente ossessionato e affascinato dall’idea di rivelazione e di epifania, che, secondo lui, è strettamente connessa con il lasciarsi pervadere dall’ispirazione, connessa alla singolarità dell’individuo e alla sua personale visione e prospettiva.

 

Labatut, in una delle sue numerose interviste, ha spiegato la sua personale definizione di scienza: «La vera scienza sospetta sempre che dietro ogni sua scoperta giaccia qualcosa di più profondo, oscuro, strano.».