In passato i quattro principali “fattori chiave” della detergenza (temperatura, tempo di contatto, detergente e azione meccanica) erano più o meno ugualmente distribuiti, ma nel corso del tempo questo equilibrio è cambiato significativamente. Prendiamo ad esempio il lavaggio a mano: dopo una fase iniziale in cui il bucato veniva tenuto a mollo o addirittura fatto bollire con la cenere, si faceva un trattamento con il blocco di sapone, che veniva strofinato su tutti i capi e risciacquato con una grande quantità d’acqua, proveniente dalle fontane o dai fiumi. Quando si prese coscienza che l’acqua è un bene prezioso, si cercarono
delle alternative all’uso del sapone tradizionale. Nacquero i tensioattivi sintetici, che nel corso del tempo vennero integrati con materie prime di origine vegetale.

Ma cosa sono e come funzionano, questi tensioattivi? Sono composti organici con una testa polare e una coda non polare. La molecola di tensioattivo è caratterizzata quindi da una parte idrofila, la testa, che è attratta dall’acqua, e da una parte idrofoba, la coda, che oltre a respingere l’acqua è attratta dalle sostanze grasse. Quando numerosi tensioattivi si uniscono, formano delle sfere chiamate micelle, in cui le code idrofobe sono rivolte verso il centro mentre le teste idrofile verso l’esterno. La parte idrofoba ingloba il grasso, e grazie alla parte idrofila che si lega all’acqua, lo sporco viene trascinato via. I meccanismi di azione dei detersivi sono diversi tra loro e così il loro utilizzo, in base alla tipologia di sporco: ecco perché esistono vari tipi di detergenti – in polvere e liquidi – e di conseguenza di componenti che li caratterizzano.

In tempi più recenti, l’evoluzione dei detersivi è avvenuta non solo per migliorarne le prestazioni, ma anche per rendere le operazioni di lavaggio più semplici: basti pensare ai detersivi liquidi e a quelli monodose. Questa costante ricerca in innovazione ed efficacia ha
portato anche importanti miglioramenti in termini di sostenibilità. La sostenibilità di un detersivo non è una questione semplice e va valutata nell’intero ciclo produttivo.
Tra i programmi che l’industria della detergenza ha promosso c’è il Charter per la pulizia sostenibile, un’iniziativa volontaria che impegna le aziende aderenti a valutare la sicurezza delle materie prime e dei prodotti finiti, ridurre i consumi energetici e di risorse e garantire la
sicurezza di consumatori e lavoratori. Occhio quindi alla presenza sulle etichette del logo che invita al migliore uso e smaltimento dei prodotti.

Fonti:
Assocasa
Puliti & Felici