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10 maggio 2021

Chimica e società: acqua, fonte di vita

Aprire il rubinetto e utilizzare l’acqua per bere o lavarci rientra tra quei gesti che siamo abituati a fare senza pensarci troppo. Ma avere acqua potabile nelle nostre case è il risultato di un processo rivoluzionario che parte da molto lontano.

La necessità di avere a disposizione acqua pura è sempre stata una questione fondamentale per ogni civiltà. I primi centri abitati nacquero proprio in prossimità dei grandi corsi d’acqua dolce, fondamentale per abbeverarsi, irrigare i campi e dare da bere agli animali. Che l’acqua “contaminata” e sporca potesse essere fonte di malattie è sempre stata una cosa nota. La sua disinfezione viene praticata fin dai tempi antichi, anche se con metodi piuttosto empirici: uno dei più attestati consisteva nel bollire l'acqua e immergervi un pezzo di rame sette volte prima di poterla filtrare. Altri invece consigliavano di conservare l'acqua bollita in brocche d'argento. Benchè i principi della sterilizzazione fossero ancora oscuri, la bollitura era già una prassi comune per rendere l’acqua utilizzabile. Nel corso del XVII secolo furono elaborati i primi metodi scientifici di depurazione delle acque: il primo filtro multiplo è stato sviluppato nel 1685 dall'italiano Lu Antonio Porzo. Nei secoli successivi, l’uomo ha dovuto affrontare epidemie che venivano però interpretate come punizioni divine o attribuite all’aria resa malsana dal cambiamento nell’allineamento dei pianeti. Fu solo verso la metà dell’Ottocento che gli scienziati divennero davvero consapevoli dell'importanza della disinfezione dell'acqua: John Snow, un medico inglese, scoprì che l'epidemia di colera che aveva investito Londra nel 1854 provocando una gran quantità di morti, era dovuta al pompaggio di acqua inquinata. Bloccando il funzionamento della pompa di distribuzione riuscì a fermare il diffondersi della malattia. 

L'acqua è la risorsa più importanti del nostro pianeta, indispensabile a ogni forma di vita. Con il progresso sociale e economico, sono aumentate anche le fonti di inquinamento e per “ripulirla” prima di essere bevuta o di diffondere le sostanze inquinanti che trasporta, a partire dal ‘900 sono entrati in funzione anche i primi depuratori industriali. Tutte le grandi industrie moderne producono notevoli quantità di liquidi di scarto, soprattutto acque reflue. Lo stesso fanno anche le aziende agricole, gli allevamenti di animali e le abitazioni private. Grazie ad articolati trattamenti di depurazione che prevedono l’utilizzo di specifici additivi e ausiliari chimici (cloruro ferrico o policloruro di alluminio, polielettroliti, copolimeri a base di acrilammide) le acque possono essere riutilizzate in maniera del tutto sicura nei processi industriali o agricoli. Per poterla bere, è necessario disinfettare profondamente l’acqua dopo il primo ciclo di depurazione: qui interviene nuovamente la chimica  con l’ausilio dell’ipoclorito di sodio o del biossido di cloro.

L’accesso all’acqua è stato riconosciuto a livello internazionale come un diritto umano universale. Eppure ancora oggi oltre un miliardo di persone non possono fare affidamento su di una fornitura continua di acqua potabile e sicura. Noi che godiamo di questo straordinario privilegio non dobbiamo darlo per scontato, anzi dobbiamo agire responsabilmente, utilizzando l'acqua in modo più efficiente ed evitando inutili sprechi. 

Fonte: AISPEC

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