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18 marzo 2021

Irène Joliot-Curie, quando si dice "figlia d'arte!"

#Chemicalhistory, una rubrica dedicata ai personaggi, alle intuizioni e alle scoperte che hanno fatto la storia della chimica, dalle origini fino ai giorni nostri.

Irène Joliot-Curie
è un caso più unico che raro: figlia di due premi Nobel, ne vinse uno lei stessa per la chimica, nel 1935. La sua vita è stata ricca di successi, ma anche segnata da tragici eventi: la morte prematura del padre, due guerre mondiali e una terribile malattia. Circondata da grandi studiosi e (futuri) premi Nobel, è cresciuta apprendendo la chimica da Jean Perrin, la fisica dalla madre Marie e la matematica da Paul Langevin. Durante la prima Guerra Mondiale aiutò la madre Marie girando tra i campi militari a bordo delle Petit Curie, macchine attrezzate per fare le lastre ai feriti (ricordate il nostro post dedicato a Marie Curie?). Finita la guerra, iniziò a lavorare nell’Istituto Curie, dove conobbe Frédéric Joliot, che sposò dopo un anno. Un matrimonio segnato dall'amore reciproco e dalla comune passione per la ricerca, un po' come quello che legò i suoi genitori.

Nel 1934 arrivò la scoperta che li rese famosi in tutto il mondo, che valse il premio Nobel; sulla base del lavoro di Pierre e Marie Curie, riuscirono a effettuare la trasmutazione di boro, alluminio e magnesio in isotopi radioattivi sintetici: la radioattività artificiale. Irène Curie è stata la seconda donna a ricevere il premio Nobel per la chimica e la più giovane in assoluto.
Ma questo fu solo il primo di tanti traguardi, raggiunti anche in ambito sociale
.

Iscritta al partito socialista e militante antifascista, nel 1936 diventò Sottosegretario di Stato alla Ricerca Scientifica e con Jean Perrin fondò il Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica. Nel 1938, con il fisico Paul Savitch, gettò le basi per la fissione dell’uranio; forse il suo più notevole lavoro, ripreso poi dai chimici Otto Hahn, Fritz Strassmann e dalla fisica Lise Meitner. Finita la guerra, Irène diventò direttrice dell’Istituto del Radio ed entrò nella Commissione Francese per l’Energia Atomica, partecipando alla costruzione del primo reattore nucleare. Fece anche parte del Comitato Nazionale dell’Unione delle donne francesi e del Consiglio Mondiale della Pace, perseverando nel suo impegno sociale. Negli ultimi anni della sua vita, progettò l’Istituto di Fisica Nucleare di Parigi, a Orsay, senza vederne purtroppo il risultato finale. Morì, infatti, nel marzo del 1956 di leucemia acuta: l’esposizione a radiazioni ionizzanti e una vasta scottatura provocata dall’esplosione di una capsula di polonio, compromisero gravemente la sua salute.

All’indomani della sua scomparsa, l’amico e collega James Chadwick scrisse sulla rivista Nature: «I suoi genitori erano entrambi persone indipendenti e due menti brillanti e la stessa Irène Joliot-Curie ha ereditato il loro carattere e il loro genio scientifico».

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