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02 luglio 2020

Inside muta da sub

Davvero si può vivere senza chimica? Non perdete l'appuntamento con la rubrica #chimicainsideun viaggio per scoprire che la chimica ci viene in aiuto in tanti oggetti della vita quotidiana, anche se non lo sappiamo.

Le acque cristalline e trasparenti sono una manna per gli appassionati del mare. Dello snorkeling e delle immersioni in particolare. L’equipaggiamento del perfetto sub prevede una maschera, un boccaglio, le pinne e la muta, indispensabile per impedire la dispersione di calore durante l'immersione. Il nostro corpo immerso nell’acqua infatti disperde calore molto più velocemente che nell’aria. Basti pensare che con 20-22° possiamo stare per ore in spiaggia a prendere il sole in costume, ma in acqua, alla stessa temperatura, non passerebbe probabilmente nemmeno un’ora prima di cominciare ad avere freddo. Ciò è dovuto alla maggiore densità e conducibilità termica dell’acqua ed è per questo che usiamo la muta come barriera allo scambio di calore con l’ambiente esterno.

Esistono diverse tipologie di muta a seconda dell’attività subacquea che vogliamo svolgere.

La muta stagna è un particolare tipo di muta che permette al sub di rimanere asciutto, grazie alla tenuta stagna dei polsini e del collare. I materiali utilizzati per la sua realizzazione sono il trilaminato, il neoprene compresso, la gomma vulcanizzata. La protezione termica è data in gran parte dagli indumenti indossati sotto di essa, solitamente di pile o cotone, chiamati "orsetti". Questa tipologia di muta può risultare più difficile da gestire perché necessita di essere compensata per evitare che collassi man mano che si scende in profondità, o che aumenti di volume alla diminuzione della pressione portando a una risalita troppo veloce e quindi rischiosa per il sommozzatore. A questo scopo sono presenti due valvole: una di carico e una di sovrapressione e scarico.

La muta semistagna mantiene uno strato d'acqua tra il corpo e la muta stessa, consentendo il ricambio con l'ambiente esterno solo su specifico intervento di chi la indossa. Questo strato di acqua, scaldandosi al contatto con il corpo, mantiene una temperatura più calda rispetto a quella dell'acqua esterna, favorendo così la resistenza al freddo.

La muta umida, utilizzata soprattutto per l'apnea, è realizzata in neoprene, un materiale semi-impermeabile. Questo tipo di muta ha un ricircolo continuo d'acqua al suo interno.

Abbiamo visto quanto la presenza del neoprene sia importante nella struttura della muta. Ma di che cosa si tratta? E’ una gomma sintetica, di natura microporosa, la cui massa contiene una miriade di micro da cellule gassose uniformemente distribuite al suo interno. Le principali caratteristiche del neoprene sono l’elasticità, la resistenza al taglio e allo schiacciamento, la resistenza all'invecchiamento atmosferico e al calore; inoltre risulta essere inerte verso molti agenti chimici, olii e solventi. Per questi motivi trova importanti applicazioni nel campo dell'industria chimica, automobilistica, nautica, e nella realizzazione di raccordi, guarnizioni, rivestimenti protettivi e indumenti.

Al neoprene viene solitamente applicata una fodera di lycra/jersey (su uno o entrambi i lati, ricevendo così la definizione di “mono” o “bi-foderato”) oppure viene “scottata” una delle due superfici, in modo da chiudere le celle lasciate aperte dall’operazione di taglio, in modo da farla diventare liscia (e da cui il neoprene viene definito “liscio”). Esiste anche una tipologia di muta ibrida che è stata definita “sandwich”, in cui la fodera di lycra/jersey è racchiusa tra due fogli di neoprene che danno gli stessi vantaggi di un liscio/spaccato tradizionale, ma con il plus  di permettere l’assemblaggio tramite cucitura dei vari pezzi grazie alla maggiore resistenza data dalla fodera in mezzo.  Una muta foderata internamente è più comoda da infilare, ma quella in spaccato interno aderisce meglio alla pelle e garantisce una maggiore protezione termica. Ancora, una muta foderata esternamente è sicuramente più resistente alle abrasioni e si può sfilare senza l’impiego di acqua saponata ma si asciuga più lentamente rispetto ad una muta liscia esternamente.

Le mute da sub possono differire anche nello spessore, a seconda della capacità di isolamento desiderata e dalla temperatura dell’acqua (3mm, 5mm e 7mm). Ad uno spessore maggiore corrisponde un maggior isolamento termico. Una muta da 7mm è ideale per temperature dell’acqua che variano tra i 10° e i 15°, una da 5mm è consigliata tra i 20° e i 25°, quella da 3mm è consigliata oltre i 25°.

Una piccola curiosità: la muta deriva dallo scafandro da palombaro, un'invenzione di Leonardo Da Vinci!

Si ringrazia il Professor Maurizio Masi, Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria chimica “Giulio Natta” del Politecnico di Milano

 

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