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21 marzo 2019

Pelle naturale? Appendi i pregiudizi…al “chiodo”

Il “chiodo”, giubbotto cult!
Lo amiamo in tutte le sue versioni, sia punk con qualche spilla da balia, rock con le borchie, romantico a stampa floreale o più fantasioso con patchwork colorati… ma lo preferiamo in pelle naturale. Quindi senza chimica? Certo che no! 

Espressione qualitativa e creativa dell’artigianalità italiana e prodotta valorizzando uno scarto dell'industria alimentare della carne, da sempre la pelle costituisce un virtuoso esempio di economia circolare e un elemento importante per la qualità della vita.
E oggi la chimica permette di valorizzare sempre di più il trattamento della pelle naturale. La chimica è protagonista di tutti i giubbotti di pelle dalla prima lavorazione fino al nostro armadio, e se anche voi non sapete proprio in che modo, questo post fa al caso vostro! Ma vediamo come si confeziona un giubbotto in pelle. 

Tutto ha inizio col cuoio, il cui processo produttivo è costituito da un alternarsi di operazioni chimiche che cominciano con l’eliminazione dello sporco dalla pelle e proseguono con la depilazione. A seguire vengono asportati il grasso e i tessuti residui e viene effettuata la spaccatura, che consiste nel dividere la pelle in due o più strati per ridurne lo spessore al valore voluto. Da qui la creazione di capi pesanti o leggerissimi e quasi impalpabili.
E non è certo finita qui: la decalcinazione e la macerazione con enzimi migliorano la qualità della pelle del nostro futuro “chiodo”, rendendolo morbido e piacevole da indossare. I tensioattivi eliminano la maggior parte del grasso e ne uniformano la distribuzione su tutta la pelle, mentre durante la concia alcuni agenti chimici si legano alla pelle assicurando il perdurare nel tempo della consistenza raggiunta.
Dopo altre svariate operazioni chimiche e fisiche, si arriva finalmente alla tintura, durante la quale il nostro giubbotto assume il colore in cui poi lo acquisteremo.
Infine, dopo l'asciugaggio e la rifinizione meccanica, utile a ottenere una superficie vellutata e rendere più marcato il disegno della grana, è ancora una rifinizione chimica a conferire un aspetto opaco o lucido e un tatto più setoso o più ruvido.

Vi siete mai chiesti che fine fanno i residui dell’industria conciaria? Il carniccio, ossia i residui e i ritagli di pelle, se trattati con enzimi o idrolisi termica, possono trasformarsi in fertilizzanti virtuosissimi…ma questa è un’altra storia. 

Per saperne di più sull'industria conciaria italiana visita il sito di UNIC.

Chimica e fibre tessili collaborano anche per consentirci di svolgere al meglio la nostra attività sportiva! Ogni sport necessita di abbigliamento e tessuti specifici...e voi, sapete già quale scegliere per rimettervi in forma?

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