Proprio nella stone: il regolamento del Comitato internazionale del curling definisce chiaramente le caratteristiche del protagonista di questo sport. La stone del curling ha una forma circolare, con una circonferenza non maggiore di 914 mm, un’altezza non minore di 114 mm e un peso, compresa la maniglia, tra 19,96 e 17,24 kg.
Ma soprattutto la stone deve essere fatta di granito, un tipo di roccia che si forma sottoterra tramite vari passaggi che comprendono fusione e formazione di magma e culminano nella cristallizzazione: un processo che può durare milioni di anni. La composizione chimica del granito può variare, ma tendenzialmente ossidi di silicio e di alluminio sono preponderanti, grazie alla presenza di quarzi e feldspati. Il resto può essere una miscela di varie tracce metalliche, che concorrono all’enorme varietà, per esempio di colori, per cui conosciamo il granito. Questo materiale è infatti largamente diffuso in molte parti del mondo, ma gli atleti del curling si riforniscono da una sola piccola isola scozzese, chiamata Ailsa Craig, nel tratto marino tra la Scozia e l’Irlanda del Nord.
Il granito di quest’isola ha infatti proprietà uniche, in particolare in termini di resistenza all’umidità, fondamentale sul campo di gioco, che lo rendono perfetto per il curling. Soprattutto per permettere i tiri a effetto curvati, da cui deriva il nome (curl vuol dire “ricciolo” in inglese). Le due tipologie di granito (verde e blu) vengono usate per le parti a contatto con il ghiaccio e quella centrale, che servirà per dare stoccate alle stone avversarie.
Quindi da una piccola isola alla gloria olimpica, chi si aggiudicherà il granito, ehm volevo dire il gradino più altro del podio?