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Come scivolano gli sci? Alla scoperta della sciolina

9 Marzo 2026

Immaginate di scivolare su un pendio ghiacciato a velocità che sfiorano i cento chilometri orari, affidandovi alla precisione millimetrica di un monosci o alla voce di una guida che vi orienta attraverso un sistema Bluetooth. Lo sci alpino paralimpico è un universo di tecnologia che affonda le sue radici negli sforzi dei veterani della Seconda Guerra Mondiale, quando soldati con arti amputati iniziarono a modificare stampelle e sci corti per tornare sulla neve. Dopo le prime competizioni internazionali del 1974 in Francia, nel 1976 avvenne il debutto ufficiale dei Giochi Invernali di Örnsköldsvik, definendo via via un panorama sportivo che oggi comprende lo slalom, il gigante, il super G e la discesa libera. Gli atleti gareggiano divisi nelle categorie “in piedi”, “seduti” o ipo- e non vedenti. In questo contesto ogni dettaglio conta e la chimica gioca un ruolo determinante, specialmente nell’interfaccia invisibile tra la soletta dello sci e la neve: stiamo parlando della sciolina.


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Come scivolano gli sci? Alla scoperta della sciolina





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TEMI

ricerca e innovazione
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Di cosa si tratta?

La sciolina è una miscela applicata sulla base dello sci per ottimizzare lo scorrimento e ridurre l’attrito che si genera con la superficie nevosa. Contrariamente a quanto si possa pensare, lo sci non scivola direttamente sul ghiaccio, ma su un sottilissimo velo d’acqua prodotto dal calore della frizione. La sciolina ha il compito di gestire questo liquido, rendendo la soletta idrofobica per evitare l’effetto ventosa che rallenterebbe la corsa dell’atleta. Senza questo trattamento, la porosità del polietilene ad altissimo peso molecolare (UHMWPE) che costituisce la base degli sci moderni non riuscirebbe a garantire le prestazioni necessarie per competere a livelli agonistici.

La chimica della sciolina

La storia chimica di queste sostanze scivolose ci porta nel diciassettesimo secolo: all’epoca gli sciatori lapponi utilizzavano pece di pino e resine vegetali per impermeabilizzare il legno dei propri attrezzi. Con l’avvento dello sci moderno, nell’Ottocento, si sperimentarono vari altri ingredienti come olio di balena e glicerina, alla ricerca della formula perfetta per la velocità. La vera svolta avvenne però negli anni Quaranta, quando la ricerca petrolchimica permise di introdurre le prime cere sintetiche basate sulla paraffina. Negli anni Ottanta la chimica compì un ulteriore balzo in avanti con l’introduzione dei composti perfluorurati, molecole dove gli atomi di idrogeno sono sostituiti dal fluoro per ottenere un’idrorepellenza eccezionale. In anni recenti alcuni di queste catene molecolari sono state sottoposte a revisione a causa della persistenza ambientale e successivamente sostituite da nuove molecole più sostenibili. I regolamenti ufficiali prevedono controlli severi tramite un apposito strumento chiamato “fluorine tracker”, capace di rilevare tracce di queste sostanze sulle solette; l’eventuale positività comporta la squalifica dell’atleta dalla competizione.

Le innovazioni

Tra le alternative innovative oggi in uso che garantiscono velocità senza trascurare l’aspetto ambientale ci sono cere estratte dalla soia o prodotte dalle api, arricchite con poliidrossialcanoati (PHA), ovvero bioplastiche biodegradabili, che migliorano la resistenza all’usura. Un’altra frontiera promettente è rappresentata dai nanomateriali, come i nanotubi di carbonio o l’ossido di grafene, che, integrati nella struttura della soletta, permettono di ridurre l’attrito mantenendo una scorrevolezza elevata.
La ricerca chimica è in continua evoluzione, in questo caso per permettere ai campioni paralimpici di sfrecciare verso il traguardo con tecnologie sempre più avanzate e sostenibili. La sciolina moderna non è più solo una cera, ma un sofisticato concentrato di scienza che trasforma la neve in una pista da record.