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24 maggio 2021

3D Bioprinting, realtà o fantascienza?

Fino a poco tempo fa, l’idea che gli scienziati fossero in grado di sviluppare parti del corpo in laboratorio poteva sembrare assurda, ma i settori dell’ingegneria medica hanno fatto enormi progressi, anche grazie all'utilizzo delle biotecnologie. In particolare, usando la tecnologia di stampa 3D, oggi è possibile sintetizzare tessuti biologici in grado di rispondere alle più svariate esigenze (sostituzione di tessuti danneggiati da malattie o traumi, ricerca clinica e molto altro).

Il bioprinting o biostampa 3D si sta sviluppando rapidamente e si propone come una delle grandi innovazioni del panorama medico globale del prossimo futuro. In che cosa consiste? In poche parole, tramite la stampa su particolari supporti di cellule viventi (incorporate in biomateriali ed impiegate come una sorta di 'inchiostro') e la relativa stratificazione fisica, è possibile ricreare veri e propri tessuti biologici. La possibilità di stampare tessuti potrebbe fornire un valido supporto a uno dei grandi settori della medicina moderna, quello dei trapianti. Il trapianto spesso rappresenta l’unica speranza per salvare la vita di un paziente, ma il numero di donatori è sempre inferiore a quello dei soggetti in lista d’attesa. Il bioprinting permetterebbe quindi di superare questo ostacolo, grazie alla possibilità di realizzare prototipi biologici in grado di soddisfare specifiche necessità cliniche e, allo stesso tempo, consentire potenzialmente una grande compatibilità fisiologica con il soggetto trapiantato, evitando così rigetti e infezioni.

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