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22 aprile 2021

Come natura crea

“Niente nella vita va temuto, dev'essere solamente compreso. Ora è tempo di comprendere di più, così possiamo temere di meno”.
Ha quasi un secolo questa frase di Marie Curie, ma potrebbe essere stata scritta ai giorni nostri. Meno capiamo e più abbiamo timori, anche se a volte sono ingiustificati. Ecco perché nella rubrica #postdautore abbiamo chiesto a scrittori, divulgatori scientifici, giornalisti e accademici di aiutarci a fare luce sulle bufale e i falsi miti più comuni nella scienza. Per non avere paura, se non serve. 


Il titolo di questo post riecheggia lo slogan con cui diversi anni fa veniva pubblicizzata una nota marca di conserva di pomodoro. Lo slogan, sicuramente efficace sul piano del marketing, si presta ad alcune considerazioni.

Noi siamo abituati a vedere i pomodori di un bel rosso brillante, ma in realtà i primi pomodori importati in Europa erano di un colore giallognolo, e da questo deriva il loro nome. I bei pomodori rossi che conosciamo, quindi, sono tutt’altro che naturali, bensì frutto di accurate selezioni genetiche.

Ci potrebbero essere molti altri esempi che mostrano come il concetto di natura sia in realtà molto ambiguo e difficilmente definibile. Spesso consideriamo naturale non ciò che è veramente tale (qualunque cosa significhi), ma semplicemente quello cui siamo abituati. Se questo vale per molti prodotti agricoli (le prime carote non erano affatto arancioni, le mele erano ben diverse da quelle attuali, ecc.), vale anche per moltissime altre cose: animali, paesaggio, ecc. Se ne era reso conto perfettamente Giacomo Leopardi (1798-1837) che scriveva:

"una grandissima parte di quello che noi chiamiamo naturale, non è, anzi è piuttosto artificiale: come a dire, i campi lavorati, gli alberi e le altre piante educate e disposte in ordine, i fiumi stretti infra certi termini e indirizzati a certo corso, e cose simili non hanno quello stato né quella sembianza che avrebbero naturalmente...; è cosa artificiata, e diversa molto da quella che sarebbe in natura"[1].

La natura poi è in continua evoluzione e noi stessi, come specie biologica, siamo parte della natura e interagiamo continuamente con essa modificandola. La natura, insomma, è un costrutto culturale e non una realtà oggettiva.

Se è quindi impossibile definire esattamente cosa sia la natura, a maggior ragione, è impossibile attribuirle qualità e caratteristiche. Ciò nonostante da qualche tempo è nato il mito secondo il quale tutto ciò che è naturale è buono. Il linguaggio pubblicitario è, a questo proposito, emblematico. Smentire questo mito è un gioco facile: basti pensare che i veleni più potenti che si conoscano sono naturali, i terremoti, gli uragani, molte malattie sono naturali, ecc.

Il mito del naturale=buono è diffuso in molti ambiti, ma è particolarmente popolare in campo agroalimentare. A esso si contrappone un’altra diffusa equazione secondo la quale chimico=cattivo. Si potrebbero citare moltissimi esempi (uno di questi è addirittura di fonte istituzionale): si sente spesso auspicare “un’agricoltura senza pesticidi nel nostro Paese”.

I pesticidi, come è noto, sono gli agrofarmaci e quindi la dichiarazione è equivalente all’auspicio di eliminare i farmaci dalla sanità. Chi sottoscriverebbe una simile dichiarazione? Eppure molti movimenti di opinione concordano, e vorrebbero bandire la chimica dall’agricoltura.

A proposito di agrofarmaci, già più di trent’anni fa era stato dimostrato[2] che nella dieta di un americano medio il 99,99% dei pesticides ingeriti è di origine naturale, ovvero sono prodotti spontaneamente dalle piante per difendersi da insetti e parassiti. Nello stesso studio si dimostrava che il 50% sia dei pesticidi di sintesi che di quelli naturali presenta una certa cancerogenicità. Natura e sintesi chimica quindi sono in pratica equivalenti per quanto riguarda la capacità di indurre il cancro. Veniva infine mostrato che, in ogni caso, le dosi di agrofarmaci, naturali e sintetici, assunti dal consumatore sono nettamente al di sotto della soglia di rischio.

Un settore agricolo in cui viene dichiarata la messa al bando della chimica è quello cosiddetto biologico. Si tratta tuttavia di una messa al bando solo verbale. Di fatto nell’agricoltura biologica viene consentito l’uso di prodotti, quali i sali di rame bivalente, lo zolfo[3] e altre sostanze, che non sono affatto meno tossiche di altri agrofarmaci. Non si capisce quindi quale altro criterio di scelta sia stato adottato se non quello della tradizione, ovvero dell’abitudine: criterio del tutto privo di ogni base razionale.

Concludiamo questo breve intervento, ricordando l’articolo pubblicato da Nature Chemistry nel 2014 e intitolato “A comprehensive overview of chemical-free consumer products”[4]. L’articolo si proponeva di compilare un dettagliato elenco dei prodotti di consumo chemical-free. L’elenco pubblicato era questo:

 

FUSO

Silvano Fuso,
Divulgatore scientifico e autore del libro "Naturale = buono?"


 

[1] G. Leopardi, “Elogio degli uccelli”, in Operette morali, Rizzoli, Milano 2008;

[3] B.N. Ames, M. Profet, L.S. Gold, “Dietary pesticides (99.99% all natural)”, Proceedings of the National Academy of Sciences USA, 87(19), 7777-81, 1990;

[3] Che è oramai un prodotto di raffineria, derivante dalla desolforazione del gasolio;

[4] A.F.G. Goldberg, C. Chemjobber, “A comprehensive overview of chemical-free consumer products”, Nature Chemistry vol. 6, 2014: http://blogs.nature.com/thescepticalchymist/files/2014/06/nchem_-Chemical-Free.pdf.

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