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16 dicembre 2019

Radio, maneggiare con cura

Prosegue la nostra rubrica #bellelemento: aneddoti, storie, curiosità...ma sempre Fatti, non fake!

Marie Curie, premio Nobel per la chimica nel 1911, morì per anemia aplastica, una condizione rara legata ad alti livelli di esposizione a sostanze radioattive, per anni oggetto delle sue ricerche.
Totalmente dedita al suo lavoro, la scienziata polacca aveva l'abitudine di camminare per casa con bottigliette di radio e polonio in tasca e riporle nei cassetti della sua scrivania, non curante della loro pericolosità. Nella sua autobiografia, la Curie racconta che di notte era solita recarsi col marito nel laboratorio per contemplare i bagliori che provenivano dalle provette, “uno spettacolo incantevole e sempre nuovo. I tubi luminosi brillavano di luci di fate, di fantasmi”.

Ancora oggi, nonostante siano trascorsi più di 80 anni dalla sua scomparsa, la maggior parte dei suoi effetti personali compresi vestiti, mobili, libri di cucina e appunti di laboratorio, sono ancora contaminati dalle radiazioni…e lo saranno almeno per i prossimi 1500 anni! Per questo sono contenuti dentro scatole piombate e conservate con estrema attenzione. Il radio infatti perde in 25 anni circa l'1% della sua radioattività. Anche il corpo della stessa Curie è contaminato dalle radiazioni, tanto che è stato posto in una bara avvolta da uno strato di piombo dello spessore di un pollice.

Se volete osservare i manoscritti originali di Marie Curie potete recarvi alla Biblioteca nazionale francese di Parigi, ma solo dopo aver firmato una liberatoria e aver indossato indumenti ultra protettivi!

Il radio, sotto forma di cloruro di radio, viene oggi usato in medicina per produrre gas radon, utile per la terapia di alcuni tipi di tumore.

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