La chimica è...

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Simone Angioni

3 aprile 2023

Transizione energetica: realtà o utopia?

Il 2022 è stato un anno epocale dal punto di vista energetico. Poche altre volte in passato una crisi delle fonti energetiche ha scosso così duramente l’Europa. Questo si inserisce in un contesto dove i riferimenti alla necessità di una transizione verso fonti più sostenibili stanno diventando sempre più diffusi e accettati dalla popolazione. Ma cosa si intende con transizione energetica?


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Rinnovabile o sostenibile?

I due termini spesso sono usati come sinonimi, ma la differenza è notevole.

 

Un’energia rinnovabile è una fonte la cui disponibilità è illimitata e il suo sfruttamento non ne intacca la disponibilità. Il Sole, il vento, l’acqua e il calore del pianeta non vengono consumati quando catturiamo la loro energia per trasformarla in elettricità o calore. Per questo motivo sono dette fonti rinnovabili, in contrapposizione con carbone, petrolio e gas naturale che una volta bruciati non possono più essere rigenerati.

 

Una fonte rinnovabile, in linea di principio, è più sostenibile di una non rinnovabile, ma attenzione che sono i dettagli a fare la differenza. La sostenibilità implica che l’intero ciclo di vita di un processo abbia un impatto trascurabile sul pianeta. Ad esempio, l’energia del Sole è illimitata, tuttavia è fondamentale, sin da ora, porre le basi per fare sì che tutta la filiera di produzione e smaltimento dei pannelli fotovoltaici sia sostenibile per il pianeta. Dal punto di vista del cittadino, infatti, un pannello fotovoltaico non emette alcun gas serra durante il funzionamento, ma è fondamentale che ogni dispositivo sia stato anche prodotto con metodi sostenibili e che, una volta esaurita la sua funzione, venga adeguatamente smaltito o, ancora meglio, riciclato. Questo ovviamente vale per qualunque tecnologia.

 

L’energia nucleare, per fare un altro esempio, non è rinnovabile, inoltre produce scorie pericolose per l’ambiente. Tuttavia, una corretta gestione di questi rifiuti rende comunque il nucleare una tecnologia sostenibile. Non bisogna, quindi, concentrarsi solo sull’aggettivo “rinnovabile”, ma sull’intera filiera di produzione e smaltimento dei dispositivi. Ad oggi, fortunatamente, le tecnologie considerate sostenibili hanno alle spalle degli studi che monitorano l’impatto ambientale delle varie fasi della loro vita operativa. L’obiettivo è prepararsi a gestire la mole di tecnologie a basso impatto ambientale che si diffonderanno nei prossimi anni. Su questo punto molte aziende nel mondo, e anche in Italia, stanno avviando progetti e impianti innovativi per il recupero di materie prime chiave da dispositivi collegati alla produzione di energia sostenibile.

A che punto siamo della transizione energetica?

So che questa frase potrebbe far storcere il naso a molti, ma la transizione energetica è inevitabile. Le conseguenze dei cambiamenti climatici, causati dalle emissioni di gas serra, non ci consentono di continuare a bruciare combustibili fossili immettendo anidride carbonica direttamente in atmosfera. Il cambiamento è inevitabile per la sopravvivenza della civiltà umana e di moltissime altre specie.

 

Purtroppo, nonostante i ripetuti avvisi della comunità scientifica, ci siamo resi conto dell’emergenza con ampio ritardo e ci troviamo nella difficile situazione di dover effettuare una completa transizione energetica entro il 2050, azzerando le emissioni nette di anidride carbonica. Prima di andare avanti è fondamentale chiarire cosa si intenda con zero emissioni nette. Spesso si ritiene che l’obiettivo al 2050 necessiti di una completa eliminazione del petrolio, del gas naturale o del carbone da ogni ciclo produttivo, ma non è esattamente così.

 

L’obiettivo al 2050 è di immettere una quantità di anidride carbonica “sostenibile”, facendo in modo che il pianeta sia in grado di riassorbirla senza che si accumuli in atmosfera.
Intendiamoci, l’obiettivo è molto ambizioso e passa attraverso un deciso cambio di abitudini. Anche solo il fatto di elettrificare gran parte dei processi non sarà una passeggiata. Detto questo i continenti che più emettono gas climalteranti sono Asia, con la Cina in testa, Nord America ed Europa (rispettivamente al primo, secondo e terzo posto per quantità di emissioni). La Cina nonostante sia il maggior emettitore di gas climalteranti al mondo, negli ultimi anni sta facendo un enorme lavoro per diventare leader della produzione di fonti sostenibili, basti pensare che installa fotovoltaico ad un ritmo di 1000 volte superiore all’Italia (Report BP, 2022). Europa e Stati Uniti sono decisamente più lenti nella gestione della transizione verso fonti sostenibili, ma entrambi si stanno muovendo verso l’obiettivo di avere zero emissioni nette entro il 2050.
Nonostante l’impegno, comunque, ancora l’83% dell’energia mondiale viene da combustibili fossili (Fonte IEA, 2022). In Italia siamo un po’ più virtuosi, ma ci assestiamo comunque intorno al 73% di energia prodotta da fonti non sostenibili (TERNA, 2022).

 

La strada, quindi, è ancora lunga e quella che abbiamo davanti è probabilmente una delle maggiori sfide che l’umanità dovrà affrontare. Fortunatamente, le soluzioni non mancano.

Un futuro sostenibile

Ogni anno diversi enti internazionali, con in testa Agenzia Internazionale dell’energia (IEA) e il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), monitorano l’andamento della transizione producendo simulazioni e scenari.

 

A nostra disposizione abbiamo moltissime fonti considerate sostenibili: il fotovoltaico, l’eolico, l’idroelettrico, lo sfruttamento delle maree, il nucleare. Nessuna di queste fonti è in grado di guidare da sola la transizione energetica, ma tutte insieme hanno caratteristiche complementari che sono assolutamente in grado di rendere il nostro stile di vita sostenibile senza intaccare il nostro benessere, anzi aumentandolo.

 

Già oggi il costo dell’energia prodotta da praticamente tutte le tecnologie rinnovabili ha un costo inferiore rispetto alle fonti fossili (LCOE e VALCOE da IRENA, 2022 e IEA, 2022). Il futuro vedrà una diminuzione drastica dell’uso di petrolio, carbone e gas naturale a favore di un mix di fonti sostenibili che, fortunatamente, non sarà uguale per tutte le nazioni del mondo. Non aspettatevi quindi la ricetta universale, ma piuttosto un insieme di tecnologie in grado di adattarsi alla società, al territorio e alla cultura del paese.

 

Indubbiamente la transizione porta con sé un cambiamento che va monitorato e programmato. Il rischio è che solo i più benestanti possano accedere alle tecnologie sostenibili che, essendo più economiche, garantirebbero un ulteriore accentramento della ricchezza e aumento delle disuguaglianze.

 

Il mio parere, che coincide con quello dei maggiori enti internazionali, è che la sfida che ci aspetta possa essere vinta. Il successo o il fallimento dipende solo da noi e dall’impegno che ci metteremo a rendere il pianeta un posto migliore e più sicuro per tutti.

Simone Angioni, divulgatore scientifico con una laurea in chimica e un dottorato sulle celle a combustibile a idrogeno.

 

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