La chimica è...

Chimica e società

Auguri bikini! Un capo rivoluzionario e alla moda

5 luglio 2022

Al mare, sul pedalò o in barca, a bordo piscina o alle terme, il bikini è l’indumento per eccellenza della stagione estiva e ogni 5 luglio ne ricorre l’anniversario.
Quanti colori, fantasie e forme abbiamo visto alternarsi negli anni! Le prime tracce di un costume a due pezzi risalgono – pensate! – al 1400 a.C., ma la nascita del bikini, così come lo conosciamo oggi, è da attribuire al sarto francese Louis Réard, che nella scelta del nome ne presagì gli effetti sociali rivoluzionari.
Ruches o paillettes, a fascia, triangolo, brassière, tantissimi sono i modelli di bikini tra cui scegliere. Ma il costume da bagno è soprattutto un prodotto ad alto contenuto tecnologico grazie a un’attenta e innovativa ricerca di tessuti leggeri, traspirabili, resistenti ed elastici. Scopriamo tutto quello che c’è da sapere sul bikini!


10 min






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Auguri bikini! Un capo rivoluzionario e alla moda





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La storia del bikini

Sapevate che i primi bikini della storia risalgono al 1400 a.C.?
Affreschi, mosaici e urne… tante sono le testimonianze che raccontano gli esordi di questo capo di abbigliamento, già a partire dall’epoca greca e romana. Anche in Sicilia, nella Villa romana a Piazza Armerina, è conservato un inaspettato mosaico del IV secolo d.C.: alcune donne indossano un antenato del costume a due pezzi mentre sono impegnate in attività sportive.
La storia contemporanea del costume a due pezzi, come lo conosciamo noi, ha inizio però in Francia tra il 1930 e il 1946, grazie a due sarti. Il primo fu Jacques Heim, sarto di madame DeGaulle e Coco Chanel, che chiamò il suo modello “Atome”: sì avete capito bene! Heim paragonava infatti le ridotte dimensioni del nuovo indumento a quelle di un atomo.
Ma è il 5 luglio 1946 quando il mondo della moda femminile viene rivoluzionato dall’arrivo di un nuovo modello di costume da bagno: il bikini. È il sarto francese Louis Réard che sceglie questo nome in onore dell’atollo Bikini nelle isole Marshall, dove proprio in quegli anni gli Stati Uniti stavano conducendo esperimenti nucleari, presagendo che questo nuovo tipo di costume avrebbe avuto effetti dirompenti ed esplosivi.
Ne era certa anche Diana Vreeland, storica direttrice di Vogue America e imperatrice della moda di quegli anni, che disse infatti: «Il bikini? La creazione più importante dopo la bomba atomica».
E avevano ragione entrambi.

Il simbolo dell’emancipazione femminile

Non è esagerato affermare che il bikini ha avuto un impatto sociale dirompente. Quello che per noi, oggi, è un semplice – seppur irrinunciabile – capo estivo, alla sua comparsa rappresentò invece una vera e propria rivoluzione culturale, in quanto simbolo dell’emancipazione femminile.

A ciascuno il suo!

Dapprima i modelli erano piuttosto castigati e scoprivano una piccola parte del busto. Negli anni le dimensioni dei bikini si sono ridotte fino a piccolissimi pezzi di stoffa (già negli anni 70 i due pezzi erano davvero succinti) e poi, semplicemente, il bikini ha seguito le mode come qualsiasi altro indumento: classico, lavorato, crochet, con ruches o volant, morbido, rigido, monocromo o dalle mille fantasie, paillettes o perline, a fascia o a triangolo…oggi si può scegliere in base alla propria fisicità e personalità.
L’importante è sentirsi sempre a proprio agio!

Un prodotto ad alto contenuto tecnologico

Parlando di costumi da bagno, che siano bikini o monopezzo, non possiamo limitarci a colori e forme, perché questo indumento è soprattutto un prodotto ad alto contenuto tecnologico grazie a una filiera industriale orientata alla ricerca e all’innovazione, con un occhio sempre attento alle materie prime, per proporre costumi confortevoli e resistenti, leggeri e sostenibili. Non bisogna sottovalutare neanche la qualità della fodera interna, che è importante sia igienica, comoda e antiallergica.
Tra le fibre sintetiche, ottenute da polimeri mediante sintesi chimica, rientrano il nylon e il poliestere. Il nylon è costituito da poliammidi alifatiche e presenta numerosi vantaggi quali la leggerezza, la resistenza all’usura, la traspirabilità, l’ingualcibilità e l’elasticità; mentre il poliestere, ottenuto grazie alla condensazione dell’acido tereftalico con glicole etilenico, risulta molto resistente e lucido alla vista. Ma non è tutto: il poliestere è infatti inattaccabile dal cloro, garantisce una perfetta vestibilità e prestazioni tecniche ineguagliabili, come la traspirabilità e l’asciugatura rapida, oltre a proteggere dai raggi UV con fattore UPF 50+.
Un altro materiale molto apprezzato e utilizzato è sicuramente la lycra (elastam o spandex) una fibra sintetica di poliuretano che permette di ottenere tessuti elasticizzati, flessibili e traspiranti. Offre inoltre una resistenza elevata e svolge un’azione di filtraggio dei raggi solari, esaltando al massimo la brillantezza dei colori.
Sono tante le fibre sintetiche che riescono a essere versatili, consentendo utilizzi e performance che le fibre tradizionali non potrebbero eguagliare, come la resistenza alle sollecitazioni di natura meccanica o una maggiore durata nel tempo. Questi tessuti risultano inoltre leggeri favorendo un’elevata traspirabilità, asciugandosi velocemente e facilmente, evitando attriti con la pelle che causerebbero irritazioni.

Falsi miti e fibre sintetiche

Cattivi odori, allergie, dermatiti… purtroppo sono ancora tanti i falsi miti che circolano sulle fibre sintetiche.
I cattivi odori, ad esempio, non sono determinati dall’utilizzo di capi in tessuti sintetici, quanto piuttosto dalla fermentazione di sostanze contenute nel sudore stesso. Mentre le allergie e le dermatiti, secondo studi scientifici, possono verificarsi in soggetti atopici per reazione a ogni tipo di fibra: naturale, artificiale, sintetica o inorganica.
E voi, avete già scelto il modello di bikini che indosserete in questa caldissima estate?

Per saperne di più, visita il sito di CIRFS