Sei in: Home >>LA CHIMICA E'...>>#chestoria>>William Ramsey e la ‘nobiltà’ dei gas
23 dicembre 2021

William Ramsey e la ‘nobiltà’ dei gas

Alla fine della Seconda rivoluzione industriale, nella ridente Scozia di fine XIX secolo, un uomo elegante con un desiderio infinito di capire il mondo osservava le eruzioni intermittenti di un geyser con un bicchiere di vetro in mano, pronto a catturare il gas emesso. Era il chimico William Ramsay. Nato a Glasgow nel 1852, fu l’unico figlio di un’abbiente famiglia di fede calvinista, dove l’interesse per la scienza era già radicato: il padre era ingegnere civile, la madre figlia di medici e lo zio paterno un famoso geologo.  La sua infanzia e la sua adolescenza furono segnate dall’interesse per la chimica, ma non disdegnò mai le materie umanistiche e le lingue straniere.  

La sua infinita curiosità, l’umiltà con cui si relazionava con i colleghi e la conoscenza di ben sette diverse lingue europee, gli permisero di crearsi una vasta rete di amicizie con importanti esponenti della ricerca scientifica. Ed è una storia di curiosità e amicizia anche quella che lo condusse al Nobel per la chimica del 1904. Era infatti il mese di settembre del 1892 quando Ramsey rispose a una lettera del fisico John William Strutt Rayleight, pubblicata sulla rivista «Nature».

Lo scienziato britannico aveva espresso perplessità sul fatto che l’azoto atmosferico fosse di densità maggiore dell’azoto derivato da fonti chimiche e si chiese se qualche chimico volesse approfondire la questione. La differenza di densità era minima, ma sufficiente a suscitare l’entusiasmo di Ramsay, che accettò la sfida e tentò di attaccare la questione sperimentalmente. Ciò che seguì fu una collaborazione di successo tra due brillanti scienziati, che abbatterono le barriere tra chimica e fisica. Ramsay impostò il lavoro in modo meticoloso e riuscì a isolare una quantità sufficiente di azoto atmosferico da ogni costituente noto presente nell’aria.

Ma andò anche oltre; dopo una serie di accurati esperimenti, l’esame dello spettro del gas rivelò la presenza di bande nuove e colorate non appartenenti a quelle di alcun gas fino a quel momento conosciuto. Perciò scrisse al collega e amico fisico: «Abbiamo scoperto un nuovo elemento!». La loro collaborazione portò anche alla scoperta del primo gas nobile, l’argon, e di un intero gruppo di elementi: argon, elio, neon, krypton e xenon. Questa nuova classe ha permesso di approfondire la conoscenza delle reazioni chimiche e il modo in cui gli elementi interagiscono tra loro per formare le molecole. Ma soprattutto i gas nobili aprono le frontiere della scienza moderna: l’elio è stato infatti usato dagli scienziati del Cern per ricreare le condizioni del Big Bang. Morì nel 1916, lasciando un insegnamento importante, ovvero che la ricerca scientifica nasce dalla curiosità, ma richiede la condivisione con i colleghi e non esclude la possibilità di coltivare altre passioni, sempre con l’entusiasmo di chi osserva il mondo con gli occhi dei fanciulli.



Articoli correlati