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25 novembre 2021

Post d’autore: Silvia Bencivelli

Il mondo della scienza è in subbuglio: qualcuno sta ridisegnando l’Universo. C’è di più: la nuova teoria è stata scritta da un tedesco ma è stata confermata da una spedizione britannica che si è spinta al largo del Golfo di Guinea per osservare un’eclissi di sole. E siccome siamo nel 1919, e Germania e Gran Bretagna si sono fatti la guerra fino a un anno fa, il mondo della scienza sta anche mostrando a tutti che l’armonia tra i popoli è possibile.

I risultati della spedizione vengono presentati alla Royal Society il 6 novembre, ma la notizia esplode il giorno dopo, quando se ne occupa il Times. Per Albert Einstein è l’inizio di una popolarità imperitura, per noi è l’occasione per studiare l’esordio di alcune delle fake news più famose della storia moderna.

Succede infatti che di là dall’Oceano il New York Times decide di inviare un giornalista in Europa. Trova, tra le sue fila, uno che in effetti aveva già programmato un viaggio in Inghilterra, e lo invia a intervistare gli scienziati. Lui si chiama Henry Crouch, ed è il caporedattore della sezione golf.
Crouch non sa niente di scienza e quando arriva a Londra non intervista Einstein ma si informa qua e là. E si entusiasma. E comincia a mandare a New York informazioni appassionanti, e clamorosamente sbagliate: “la luce va tutta storta nei cieli, le stelle non sono dove si pensava che fossero…”. Ma era il contrario: le stelle sono esattamente dove Einstein aveva previsto che fossero. Poco sotto: “un libro per dodici saggi: non saranno di più quelli che potranno capirlo, ha detto Einstein quando il suo audace editore si è deciso a pubblicarlo”. Peccato che Einstein non avesse scritto nessun libro, che non esistesse nessun audace editore, e che comunque lo scienziato abbia sempre rifiutato l’idea che della sua scienza non si potesse parlare.
Ma l’enorme fama che travolse Einstein, quel suo aspetto anticonformista e spettinato che si adattava perfettamente all’immagine, da allora costruita su sua misura, dello scienziato eccentrico, e forse anche il fascino della materia portata alla ribalta, contribuirono a fare di lui anche uno dei soggetti preferiti delle bufale.
Per esempio: non è vero che Einstein andasse male a matematica, non è vero che abbia mai detto quella cosa delle api ("se le api scomparissero dalla Terra per l'uomo non rimarrebbero che quattro anni di vita"), non è vero che fu respinto all’esame di ingresso all’università… Non sono vere molte delle frasi che gli vengono attribuite di quando in quando, a partire da "tutto è relativo!".

La morale è che non c’è bisogno di internet o di social media. A volte basta qualcuno che capisce male e qualcosa che accenda l’immaginazione. E l’idea che il giornalismo di una volta fosse migliore di quello attuale è dunque, a sua volta, una clamorosa fake news. 

Silvia Bencivelli
Giornalista e divulgatrice scientifica

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