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06 settembre 2021

Meglio riparare che buttare...grazie al FIMO!

In questi giorni a Milano si sta svolgendo la Design Week! Dopo un anno di stop dovuto alla pandemia, è tornato il momento di confronto internazionale e nazionale sui temi del design. Negli ultimi anni anche in questo settore l’attenzione alla sostenibilità si sta facendo sempre più forte. Dall’approvvigionamento delle materie prime al processo produttivo, alla distribuzione, all’utilizzo fino a fine vita, ogni prodotto viene trattato per ridurre al minimo il suo impatto ambientale.

La tendenza è sempre più quella di non buttare via le cose ma ripararle. E la riparazione si deve vedere bene, con un “patch”, un cerotto ben visibile. Il colore deve essere ben netto, rosso, blu elettrico, verde brillante. E allora guardatevi intorno. Vedrete questa riparazione sulla stanghetta degli occhiali, sul terminale del cavo di alimentazione del telefonino o del laptop, si proprio nel punto di giunzione tra cavo e spinotto, quello che si rompe subito.

Vi ho incuriosito? Di cosa stiamo parlando? Ma del FIMO! Una pasta polimerica colorata che si può sagomare come il classico “pongo” dei bambini, ma che, se messa in forno e scaldata intorno ai 110-130°C per 15-30 minuti, si indurisce e così mantiene la forma data. Si tratta di un classico polimero termoindurente, dalle alte prestazioni meccaniche, utilizzabile anche a casa, senza necessitare di apparecchiature di lavorazione complesse.

Possiamo farlo tutti! Basta sagomarlo con le mani attorno all’oggetto rotto, metterlo in forno e tac, il vostro oggetto rotto torna alla sua funzionalità originaria.

La pasta polimerica modellabile FIMO è stata “inventata” dall’attrice tedesca Katharina Kruse che, durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, lavorò un nuovo materiale per sostituire quello che usava abitualmente per creare bambole per le sue figlie, introvabile in quel periodo. Nel 1964 conobbe un importante imprenditore che brevettò la pasta e la produsse a livello industriale.

Il FIMO è composto principalmente da uno dei polimeri più noti, il PVC (polivinilcloruro), e da un plastificante, ossia un composto chimico che ne ammorbidisce la struttura e lo rende lavorabile.

I plastificati più usati appartengono storicamente alla categoria degli ftalati (esteri dell’acido ftalico). Ce li ritroviamo in un miliardo di cose di uso comune, come lacca per capelli, smalto per unghie, shampoo, profumi, creme corpo e mani, ecc. A causa della loro potenziale pericolosità all’esposizione prolungata, la legge impone da oltre venti anni che non possano essere commercializzati prodotti con ftalati superiori allo 0.1%, percentuale che ne rende sicuro l’uso. Anche il FIMO, nella sua formulazione originaria conteneva questi composti chimici. In ogni caso, visto che viene usato anche come giocattolo, oggi la formulazione del prodotto prevede plastificanti differenti dagli ftalati, quali gli esteri della glicerina o di acidi grassi.

FIMO è stata la prima plastica modellabile termoindurente. Oggi il mercato offre tutta una serie di prodotti analoghi, indicati sotto la categoria di polymer clay (argilla polimerica), tutti a base di PVC e plastificante.

Ovviamente oltre a questi due componenti fondamentali, non può mancare il colorante che trasforma un polimero bianco in una tavolozza di colori.

Grazie alla chimica, riparare gli oggetti rotti sarà un gioco da ragazzi!


Si ringrazia il Professor Maurizio Masi, Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria chimica “Giulio Natta” del Politecnico di Milano per i contenuti.



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