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01 luglio 2021

Chimica e società: filtri solari

Estate, tempo di vestiti leggeri e tintarella. E' ancora così? Oggi tutti sappiamo che la pelle va comunque protetta e abbiamo a disposizione tutti i prodotti per farlo adeguatamente. Ma non è sempre stato così! Avete ma riflettuto su quanto i filtri solari abbiano cambiato in meglio la nostra sicurezza? Vediamo come, partendo dal fatto che il  nostro rapporto con l'abbronzatura è mutato profondamente nel tempo, in linea con i cambiamenti socio-economici avvenuti nella storia dell'umanità.

Per secoli la carnagione color “latte” è stata emblema di bellezza: ai tempi degli antichi romani le donne patrizie si proteggevano dal sole per mantenere la loro pelle chiara e l’abbronzatura era ritenuta una peculiarità di chi apparteneva alle classi più povere, costretto a lavorare per molte ore all'aperto e nei campi. Come si proteggevano dal sole uomini e donne delle prime civiltà? Nella Preistoria si presume che la pelle venisse cosparsa prevalentemente da fango, argilla e cenere; nell'antica Grecia era comunemente utilizzato l’olio d’oliva; in Cina si applicavano polveri di riso e lupino.

Secoli di studio e di evoluzione della nostra conoscenza della luce, della pelle e degli effetti che il sole può avere su di essa, hanno portato a straordinari risultati e gran parte del merito va alla chimica! La scoperta dei raggi UV ad opera del chimico e fisico Joahnn Wilhelm Ritter nel 1801 fu di fondamentale importanza: la radiazione ultravioletta costituisce circa il 10% della luce emessa dal sole e, se una buona parte di essa non fosse filtrata dall'atmosfera terrestre, qualsiasi organismo vivente verrebbe seriamente danneggiato. L’identificazione dei raggi UV (e non il calore in sé, come si era creduto per anni) come principale causa di scottature e malattie della pelle fu merito di Johan Widmark, medico svedese, nel 1889. I suoi risultati hanno preceduto le prime sperimentazioni in ambito medico e dermatologico che hanno portato alla consapevolezza che, per proteggere la pelle dall’esposizione ai raggi UV, è necessario usare sostanze che hanno la capacità di filtrare i raggi ultravioletti dannosi, contrastandone gli effetti nocivi: appunto i filtri UV! 

I primi prodotti topici per la protezione solare dell'era moderna compaiono negli anni ’30. Un giovane chimico austriaco, Franz Greiter, dopo essersi scottato durante un’escursione su un ghiacciaio, si mise al lavoro nel suo laboratorio e ottenne la prima crema solare “moderna” della storia, messa in commercio con il nome di Gletscher Crème, “la crema del ghiacciaio”. Greiter è responsabile anche di aver definito per primo il fattore di protezione solare (SPF), un valore numerico che misura la capacità protettiva di un prodotto solare, oggi stampato in grande sulle confezioni. Il fattore di protezione dei primi prodotti solari era molto basso, ma negli anni le formulazioni sono migliorate: l’industria chimica ha prodotto nuove molecole in grado di schermare i raggi UV, garantendo una protezione sempre più efficace per la nostra pelle, riducendo non solo il rischio di scottature, ma soprattutto di gravi patologie.

Forse non tutti sanno che i primi ad usare in grandi quantità oli e creme solari furono i soldati statunitensi che, durante la Seconda Guerra mondiale, si ritrovarono a combattere in zone molto soleggiate. Con l’avvento del boom economico cominciò a cambiare la reputazione stessa dell'abbronzatura:  lo sviluppo del turismo e un generale miglioramento delle condizioni economiche e sociali, portarono ad un vera e propria passione per la pelle “colorata”, come quella delle modelle sulle copertine delle riviste. La tintarella divenne sinonimo di benessere e di vita agiata, ricca di piaceri, viaggi e avventure.

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