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10 giugno 2021

Chimica e società: per vincere ci vuole "stoffa"!

Dopo un anno di attesa, finalmente da domani si scende in campo!
Stanno per cominciare gli Europei di calcio e sarà il primo campionato europeo itinerante, ideato per celebrare i 60 anni della manifestazione.

Rispetto a molti anni fa, anche nel mondo del calcio sono state introdotte invenzioni 'silenziose' che hanno rivoluzionato le prestazioni e il modo di giocare. Per vincere le partite, i giocatori devono dimostrare di avere la stoffa giusta…in tutti i sensi! I colori delle divise indossate dai calciatori rappresentano un segno distintivo, un elemento iconico. Oggi sono un perfetto esempio di innovazione, vestibilità e comfort, ma non è sempre stato così.
Nei primi anni del Novecento, l’abbigliamento da calcio non era considerato parte essenziale per il match: i componenti di una squadra erano identificabili da un cappuccio o una fascia dello stesso colore indossata al braccio. Inoltre i pantaloncini non esistevano: i giocatori utilizzavano perlopiù pantaloni lunghi sorretti da bretelle o cinture. Le prime divise sono state introdotte all’inizio del XX secolo, di pari passo con la diffusione di questo sport in tutta Europa. Ma i completi erano pesanti, di lana, ingombranti, scomodi. Pensate quanto dovesse essere difficile correre in quelle condizioni, soprattutto sotto la pioggia o con la maglia sudata! Ai portieri fu imposto un abbigliamento differente rispetto ai propri compagni di squadra, che consisteva in maglie di lana più pesanti, simili a veri e propri maglioni. Negli anni ’50 ha iniziato a farsi strada l’idea che le prestazioni dei giocatori in campo potessero migliorare usando divise più leggere, che consentissero maggiore libertà di movimento: per produrle fu adottato il nylon, la prima fibra sintetica resistente, economica e in grado di asciugarsi rapidamente, da poco immessa sul mercato. Con il passare del tempo sono stati introdotti tessuti tecnici sintetici sempre più innovativi, come il poliestere, l’acetato e la lycra, appositamente studiati per soddisfare al massimo ogni giocatore e favorire una migliore resa, non solo perché permettono di muoversi in piena libertà, ma anche perché non irritano la pelle e ne favoriscono la traspirazione, proteggendola anche dagli agenti atmosferici.
L’avvento del nuovo millennio ha portato in campo anche la sostenibilità: molte divise infatti vengono realizzate in materiali riciclati.
La prossima evoluzione? Quella delle maglie smart, “intelligenti”: fibre in cellulosa e triacetato in grado di adattarsi alla temperatura esterna per espandere il volume (in caso di temperature fredde) e mantenere caldo il corpo del giocatore, o ridurlo favorendo la ventilazione nelle giornate più calde.

Anche il pallone, componente fondamentale di questo sport, ha subìto rivoluzionari cambiamenti nel tempo! C’è chi pensa che sia fatto principalmente di cuoio…ed effettivamente negli anni ‘50 era proprio così. I palloni da calcio erano composti da 18 sezioni di cuoio, cucite a mano tra loro. Con un clima umido o piovoso assorbivano umidità, rendendo il pallone pesante, difficile da calciare. Nel 1986, in occasione del campionato mondiale di calcio in Messico, fu introdotto per la prima volta un pallone in plastica. Oggi, grazie a nuovi standard di tecnologia e design, vengono utilizzate plastiche di altissima qualità e la superficie del pallone, aggiunta a caldo e senza cuciture, permette una traiettoria più regolare, con le stesse prestazioni tecniche, sia da asciutto sia da bagnato. 

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