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31 marzo 2021

Questioni di chimica: microplastiche

Microplastiche: un vocabolo molto usato, che la gente comunemente associa al termine inquinamento. In realtà delle microplastiche, piccole particelle di materiale plastico, generalmente inferiori ai 5 millimetri, sappiamo ancora molto poco.

Il fenomeno delle microplastiche è strettamente legato alla dispersione delle plastiche nei mari. Le plastiche, che costituiscono il cosiddetto ‘marine litter’, con il tempo e sotto l’effetto degli agenti atmosferici e marini si degradano e si rompono in frammenti sempre più piccoli che, quando raggiungono una dimensione inferiore ai 5 millimetri, sono definiti appunto “microplastiche” (microplastiche secondarie).

“Microplastiche” sono anche le particelle intenzionalmente aggiunte a vari prodotti d’uso comune o che si formano per effetto abrasivo, ad esempio nell’utilizzo dei pneumatici o nel lavaggio dei tessuti: in questo caso si definiscono ‘microplastiche primarie’.

La conoscenza delle microplastiche è in continuo divenire e sono tuttora in corso diversi studi per tracciare un quadro più esauriente in modo da poterne valutare i possibili effetti negli ecosistemi.

La presenza delle plastiche in mare è dovuta a comportamenti irresponsabili e a una inappropriata gestione dei rifiuti. Si stima che l’80% del marine litter provenga dalla terraferma e che il 50% della plastica in mare,  provenga da cinque Paesi asiatici, in via di sviluppo.

Si calcola che i fiumi portino in mare ogni anno da 1,15 a 2,41 milioni di tonnellate di plastica. Ad esempio i 20 fiumi che contribuiscono maggiormente a tale situazione si trovano prevalentemente in Asia per un totale di circa il 67%.

Come tutti i problemi complessi, anche questo va risolto con il contributo di tutti: produttori, Istituzioni e anche attraverso una maggiore assunzione di responsabilità da parte dei consumatori e di tutti i cittadini, per un’adeguata gestione dei rifiuti, in particolare con riferimento alla loro raccolta differenziata.

Attraverso la Plastics Strategy, la Commissione Europea, che riconosce la necessità di approfondire la conoscenza di cause ed effetti delle microplastiche sull’ambiente e sulla salute umana e animale, limita la presenza di quelle microplastiche intenzionalmente aggiunte in molti prodotti, pur riconoscendo che rappresentano solo una piccola parte delle microplastiche in mare e supporta le iniziative in corso nei singoli Stati per prevenirne la dispersione.

PlasticsEurope, l’Associazione europea dell’Industria della Plastica, nel documento "Plastics 2030 – Voluntary Committment” formalizza la propria strategia di supporto alle Istituzioni europee, finalizzata a costruire uno sviluppo sostenibile di lungo termine attraverso appositi programmi ed iniziative a sostegno dell’ambiente quali l’Operation Clean Sweep, per ridurre la dispersione dei granuli (opcleansweep.eu) e le tante attività promosse a livello globale per prevenire il marine litter (endplasticwaste.org).

PlasticsEurope opera per il raggiungimento di obiettivi ambiziosi quali il riutilizzo, da qui al 2030, del 60% della plastica proveniente dal riciclo dei rifiuti di imballaggio, il riciclo, recupero e riutilizzo, entro il 2040, di tutti gli imballaggi in plastica.

C’è ancora tanto lavoro da fare ma la strada è segnata e insieme ce la faremo!

Mario Ceribelli
Presidente Federchimica PlasticsEurope Italia

L'articolo è reperibile anche su Rizzolieducation.it

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