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10 dicembre 2020

Inside camici monouso

Davvero si può vivere senza chimica? Non perdete l'appuntamento con la rubrica #chimicainsideun viaggio per scoprire che la chimica ci viene in aiuto in tanti oggetti della vita quotidiana, anche se non lo sappiamo.

L’aumento della richiesta di dispositivi di protezione individuale per combattere il diffondersi della pandemia COVID-19 non ha implicato solamente le mascherine facciali, ma anche i camici di uso ospedaliero e le previsioni più accreditate fanno ritenere che la necessità di dispositivi di protezione individuale DPI aumenterà ulteriormente e resterà elevata per un lungo periodo.

I materiali più utilizzati per la produzione dei camici attualmente sono i tessuti-non-tessuti (TNT) e più raramente i tessuti tradizionali, in cotone o miste di cotone e poliestere. Per il contrasto alla pandemia sono utilizzati prevalentemente i camici in tessuto-non-tessuto usa e getta.

Un tessuto-non-tessuto è una struttura piana basata su grovigli disordinati di fibre. Per fare un esempio, forse più conosciuto, pensiamo al feltro, con cui sono fabbricati i cappelli, ottenuto grazie all’umidità e al movimento che “legano insieme” le fibre di lana in un materiale compatto.

Il TNT è quindi un prodotto industriale simile ad un tessuto, ma ottenuto da processi diversi dalla tessitura (in cui si incrociano fili di trama e fili di ordito) e dalla maglieria (fili diversi lavorati insieme) in cui le fibre sono disposte in modo casuale.

In generale i TNT sono prodotti utilizzando diversi materiali sintetici. I camici nello specifico sono prevalentemente realizzati per coesionatura di filamenti continui di polipropilene o poliesteri (PET o PBT).

I TNT in polipropilene sono intrinsecamente idrorepellenti, inoltre l’utilizzo di microfibre permette di ottenere elevate densità di filamenti per unità di superficie, cioè strutture fini con solo piccolissimi interstizi vuoti. Le microfibre infatti sono fibre sottilissime il cui diametro arriva anche a sei micron cioè sei milionesimi di metro, vale a dire 4 volte più piccola della fibra di cotone.

La realizzazione dei TNT avviene grazie a processi di produzione continua a partire da chips (polvere o granulati) di polipropilene o poliestere che vengono fuse per produrre filamento continuo e quindi TNT, mediante due tecnologie:

  • la filatura Spunbond, che prevede che le fibre vengano filate, quindi disperse su una superfice tramite getti d’aria e infine coesionate tramite una resina oppure termicamente. Il TNT che ne deriva è leggero e robusto, ma poco adatto alla filtrazione.
  • la filatura Melt Blown, che prevede che le fibre vengano filate tramite aria che le rende lunghe e molto sottili; il risultato è un TNT poco resistente con dimensioni delle microfibre molto piccole e quindi, proprio per questo, con eccellenti capacità di filtrazione.

I risultati migliori si ottengono associando più strati sovrapposti di TNT come in un sandwich, per sfruttare le prerogative filtranti dei filamenti più fini disposti nello strato interno e le proprietà strutturali di resistenza dei filamenti degli strati esterni.

I camici sono quindi sottoposti a verifiche ed analisi tese a valutarne le capacità meccaniche (resistenza, elasticità, ecc.) e di barriera alla penetrazione di acqua e/o di liquidi biologici, nonché verso agenti patogeni.

Si ringrazia l'Associazione Tessile e Salute per il contenuto.

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