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15 ottobre 2020

Plastica, che fare dopo l'uso?

La plastica è un materiale indispensabile: leggera, estremamente resistente, facilmente lavorabile, con elevate caratteristiche meccaniche, termiche e protettive, ha permesso di controllare la contaminazione degli alimenti, soprattutto nei paesi più poveri, di ridurre il peso delle nostre auto, di migliorare l’isolamento delle nostre case ed è indispensabile in ambito sanitario…in buona sostanza, è fondamentale per le nostre vite. I pregi della plastica hanno portato ad una esplosione del suo utilizzo, con una produzione che è passata da poco meno di 1 milione di tonnellate nel 1950 fino a circa 400 milioni di tonnellate a livello mondiale nel 2018. Nessun materiale nella storia dell’umanità ha registrato un simile tasso di crescita di utilizzo.

L’enorme successo della plastica apre una questione importante: che fare dopo il suo utilizzo?
Nella fase di fine della vita, le materie plastiche continuano a essere una risorsa troppo preziosa per essere semplicemente buttate via, quindi non devono essere smaltite in discarica e non devono assolutamente essere trattate come rifiuti.

La plastica deve essere riciclata. A seconda del tipo di prodotto con cui abbiamo a che fare, il procedimento di riciclo può essere di tipo meccanico o chimico.
Con riciclo meccanico si intende la trasformazione dei rifiuti in plastica in “materie prime seconde” senza una modifica sostanziale della struttura chimica del materiale. In linea di principio, tutti i prodotti termoplastici possono essere riciclati meccanicamente con danni minimi o pari a zero per quanto riguarda la qualità. Al momento è la forma di riciclo più usata in Europa, con una percentuale superiore al 99% delle quantità riciclate. I flussi di rifiuti che possono fornire con facilità plastica pulita di un solo tipo in grandi quantità sono ideali per il riciclo meccanico e rappresentano una situazione vantaggiosa sia da un punto di vista ambientale sia economico.
Con riciclo chimico si intende un processo che modifica la struttura chimica di un imballaggio in plastica, convertendola in molecole più piccole utilizzabili per nuove reazioni chimiche. Il riciclo chimico è una tecnologia che consente che alcuni rifiuti in plastica impossibili da riciclare in maniera sostenibile attraverso processi meccanici non finiscano  in discarica. Esempi di flussi idonei per il riciclo chimico includono plastiche laminate e composite, flussi di plastiche miste di bassa qualità e plastiche contaminate da alimenti, terra, ecc.

Adesso che abbiamo capito come funziona il riciclo, scopriamo insieme cosa si può fare con la plastica riciclata. Ecco una serie di esempi a cui, forse, mai avreste pensato! Le panchine, così come la maggior parte degli arredi urbani e da giardino, possono essere realizzate in plastica riciclata eterogenea, con la quale si producono per estrusione semilavorati (assi, pali, ecc.), che vengono poi assemblati, come avviene in una falegnameria. Sempre con plastiche miste eterogenee si producono articoli per l’igiene della casa come palette e scope. Anche le imbottiture dei sedili della vostra auto possono essere realizzate con ovatte ottenute dal PET riciclato! I tessuti dei rivestimenti, le moquettes e i tappetini invece possono essere realizzati utilizzando filati di poliestere provenienti da riciclo di bottiglie. La plastica, nella sua nuova vita, può essere una compagna utile anche durante la spesa al supermercato! I carrelli, i trolley e le borse riutilizzabili per il trasporto dei prodotti vengono sempre più spesso realizzati in materiali da riciclo.

Nel 2019, in Italia, sono state conferite nella raccolta differenziata urbana 1.378.384 tonnellate di rifiuti di imballaggi in plastica, il 13% in più rispetto all’anno precedente. E sono numeri in costante crescita! La strada da percorrere verso il totale recupero dei rifiuti in plastica è ancora lunga, ma con l’impegno di tutti riusciremo ad ottenere risultati sempre migliori.

Per saperne di più clicca qui plasticseurope.org
 

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