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15 giugno 2020

Lattendibilità

Fatti mandare dalla mamma, a prendere il latte…” cantava Gianni Morandi nel 1962.
Il latte fresco, acquistato in latteria, nella bottiglia di vetro, sembra una consuetudine ormai passata. Oggi possiamo scegliere il latte sulla base dei nostri gusti, abitudini di vita o regime alimentare: dal classico latte fresco al latte microfiltrato o a lunga conservazione, dall'intero al parzialmente o totalmente scremato, dal latte delattosato a quello addizionato con antiossidanti, vitamine, minerali ed altro ancora. O perché no, arricchito con ingredienti irresistibili, come cacao e frutta.

Il latte è da sempre uno degli alimenti più completi della dieta, ma sono sempre più numerosi i falsi miti che lo riguardano. Qualche esempio?

Spesso leggiamo che bevendo latte potremmo rischiare di ingerire sostanze inquinanti. Non è cosi!  Latte, yogurt, formaggi e burro sono assolutamente sicuri e salubri perché soggetti a rigide prescrizioni e a costanti verifiche lungo tutto il processo di lavorazione: dall’acquisto delle materie prime alla verifica, all’ingresso dello stabilimento, dell’assenza di residui ed inquinanti; dai processi di produzione al confezionamento, sino all’arrivo sullo scaffale. L’uso di ormoni è inoltre vietato in Italia e in tutta Europa, mentre per gli antibiotici, utilizzati solo quando indispensabili per curare gli animali malati, esistono precise regole di impiego e di sospensione.

E per gli intolleranti al lattosio, niente più latte? Falso! Nel caso in cui l’intolleranza al lattosio sia stata diagnosticata correttamente, mediante test attendibili prescrivibili dal medico di base, si possono consumare i prodotti naturalmente a minore contenuto di lattosio come yogurt e latti fermentati, e i formaggi a lunga stagionatura o quelli fermentati, che hanno livelli di lattosio prossimi allo zero.
Esistono anche i prodotti “delattosati”, identici alle versioni tradizionali, con un’unica eccezione: il lattosio è già stato scisso nei suoi due zuccheri semplici (il galattosio e il glucosio). Questo processo, detto idrolisi enzimatica, avviene grazie all'aggiunta, nelle fasi precedenti al confezionamento del latte vaccino, di lattasi (un'enzima della famiglia delle beta-galattosidasi), che scompone il lattosio nei suoi due componenti che possono essere facilmente assimilati senza provocare così alcun problema digestivo o intestinale. Il successivo trattamento termico, che serve per prolungare la conservazione del latte, ha anche il risultato di inattivare l'enzima che, dunque, non si ritrova nel prodotto finito che noi consumiamo.

A parte chi si astiene dal consumo dei latticini per convinzioni ideologiche e alle persone che hanno una allergia comprovata, prima di rinunciare al latte e ai suoi derivati è sempre meglio conoscerne le proprietà e le caratteristiche.

Per saperne di più visitate Foodstory
 

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