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14 maggio 2020

Inside divano

Davvero si può vivere senza chimica? Non perdete l'appuntamento con la rubrica #chimicainsideun viaggio per scoprire che la chimica ci viene in aiuto in tanti oggetti della vita quotidiana, anche se non lo sappiamo.

È stato il compagno perfetto della nostra quarantena e continuerà ad accoglierci nelle serate a base di popcorn e film, da soli o con tutta la famiglia: il divano!
Oggi vi portiamo a scoprire la chimica che si nasconde dentro il Re dei nostri salotti.

Partiamo dalla struttura portante, lo scheletro del nostro divano. Può essere in legno o in metallo, mentre le pannellature di tamponamento normalmente sono in fibra di legno o legno compensato.

La scelta di adottare legno o metallo generalmente è in funzione all’estetica finale del divano. Quando il divano ha una forma voluminosa, si usa il legno; se la silhouette é sottile si preferisce invece il metallo, perché si ottiene una struttura resistente ma più contenuta rispetto al legno. Le parti di unione tra i vari pezzi di metallo che compongono la struttura sono fatte con saldature, mentre nel caso del legno con dei robusti incastri. In entrambi i casi, la struttura iniziale è rivestita con uno strato variabile di poliuretano espanso di alta densità abbinato a un tessuto a maglia. Questo primo strato evita che i punti di spigolo danneggino con il tempo il rivestimento. 

Il molleggio è la parte elastica del sedile e dello schienale. Sopra di esso appoggiano i cuscini sui quali stiamo seduti. E’ costituito da un telaio di legno o metallo, sul quale è fissato un intreccio di cinghie elastiche. La cinghia elastica è un nastro di fili di gomma ricoperto per tutta la lunghezza da una spirale di filo di nylon.

Il vero cuore del relax però è l’imbottitura del divano.

Formata dai cuscini di seduta e dallo schienale, l’imbottitura del divano deve garantire un giusto equilibrio tra morbidezza e resistenza alla compressione. Dove ci sediamo (cuscini di seduta) l’imbottitura è solitamente più resistente e rigida rispetto a quella dei cuscini dello schienale perché sorregge il peso del nostro corpo. Per garantire questa resistenza, gli strati con cui sono rivestiti i vari cuscini presentano elasticità diverse. Nella parte interna troviamo del poliuretano espanso a densità differenziata, ricoperto con un soffice strato di ovatta acrilica che conferisce rotondità al cuscino e attenua le pieghe del tessuto.

I principali materiali di cui sono composti i cuscini sono: le piume, il poliuretano e l’ovatta sintetica.

Il poliuretano espanso è un prodotto sintetico ottenuto dalla reazione chimica di alcuni componenti che si espandono, solidificandosi in un materiale elastico e spugnoso. La reazione di polimerizzazione libera anidride carbonica, come quando si apre una bottiglia di bibita gassata. Solo che la viscosità del polimero non ne consente il rilascio verso l’esterno. Si forma così la struttura porosa tipica di una spugna. Controllando le condizioni di reazione si possono ottenere bolle grandi o piccole, la cui combinazione permette di modulare la densità e di conseguenza l’elasticità finale del manufatto. Maggiore è la densità del poliuretano e maggiore sarà anche la sua resistenza alla compressione e viceversa. La storia del poliuretano parte dalle prime sintesi del chimico tedesco Wurtz nel 1864, ma le vere applicazioni commerciali partono dagli anni ’50 del secolo scorso. Il poliuretano nei divani fu introdotto dai designers italiani Pietro Busnelli e Piero Cassina nel 1967. Fu una rivoluzione che portò alle sperimentazioni di forma che hanno condotto alla definizione del salotto moderno di gusto italiano.

L’ovatta acrilica invece è l’ultimo strato, quello che ricopre i singoli pezzi sagomati di poliuretano espanso (cuscini e braccioli etc..). È formato da una sottilissima bava acrilica che, attraverso un processo a spirale, viene trasformata in un materassino molto morbido. Anch’essa può essere prodotta in diversi spessori e consistenza, in base al suo impiego.

Ma la chimica interviene anche nella parte che immediatamente ci salta all’occhio, quella che all’esterno rende diverso un divano dall’altro: i tessuti! Si parla di tessuti naturali quando i filati utilizzati sono principalmente di origine naturale come lana, seta, cotone, lino e canapa; tra i tessuti sintetici più utilizzati troviamo il poliestere, l’acrilico, il polipropilene e altri tessuti in fibra mista, molto resistenti e facili da pulire.

Si ringrazia il Professor Maurizio Masi, Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria chimica “Giulio Natta” del Politecnico di Milano

 

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